Mercoledì 23 settembre 2026
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Spesa sanitaria a 148,5 miliardi nel 2026, ma resta al 6,4% del Pil

U.E. - ITALIA
Notizia ·

La spesa sanitaria pubblica italiana è destinata a salire a 148,522 miliardi di euro nel 2026, con un incremento del 4,9% rispetto all'anno precedente. Lo certifica il Rapporto 2026 della Ragioneria generale dello Stato, secondo cui la crescita è spinta soprattutto dai redditi da lavoro dipendente, previsti in aumento del 7,3% (pari a 47,985 miliardi), un effetto legato ai rinnovi contrattuali del personale sanitario per il triennio 2025-2027.

 

Il dato del 2026 arriva dopo un 2025 che si era chiuso sotto le attese: la spesa si era fermata a 141,539 miliardi, con una crescita del 2,5%, inferiore alle stime formulate in autunno dal Documento programmatico di finanza pubblica, che indicava una cifra più alta di oltre 2,4 miliardi.

 

Nonostante l'aumento in valore assoluto, l'incidenza della spesa sanitaria sul Prodotto interno lordo resterà sostanzialmente stabile: passerà dal 6,3% del 2025 al 6,4% nel 2026, per poi rimanere inchiodata a questa soglia fino al 2029. In quell'anno la spesa pubblica per la sanità toccherà quota 159,443 miliardi di euro, con una crescita media annua del 2,4% nel triennio 2027-2029. In pratica, secondo la Ragioneria, si spende di più in termini nominali, ma la quota di ricchezza nazionale destinata al Servizio sanitario nazionale non aumenta in modo significativo rispetto agli anni passati.

 

Il quadro cambia se si guarda al lungo periodo. Le proiezioni della Ragioneria generale dello Stato indicano che, per effetto dell'invecchiamento della popolazione, il rapporto tra spesa sanitaria e Pil è destinato a salire fino al 7,4% entro il 2070. La crescita, spiega il rapporto, sarà più sostenuta fino al 2042, per poi stabilizzarsi nei decenni successivi. Si tratta dello scenario definito "pure ageing", che ipotizza cioè un progressivo invecchiamento demografico senza l'introduzione di riforme strutturali del sistema sanitario in grado di modificarne l'impatto sui conti pubblici.

 

Come riporta Quotidiano Sanità, il documento della Ragioneria sottolinea come concentrarsi soltanto sui costi annuali, senza considerare i benefici di lungo periodo generati da prevenzione e innovazione tecnologica, rischi di produrre scelte di allocazione delle risorse distorte. Un esempio citato riguarda proprio la prevenzione: la copertura degli screening mammografici in Italia è scesa dal 61% del 2019 al 55% del 2023, mentre quella per i tumori del colon-retto è calata dal 40% al 35% nello stesso periodo. Un calo che nel breve termine può apparire come un risparmio, ma che nel medio periodo si traduce in diagnosi più tardive, cure più costose e maggiore ricorso all'ospedalizzazione.

 

Il costo della mancata prevenzione, osserva il rapporto, resta un elemento sottovalutato nelle valutazioni correnti sulla spesa sanitaria. Una prospettiva che si somma alle difficoltà già segnalate per i bilanci regionali, alle prese con un disavanzo che nel 2024 ha toccato i livelli più alti dell'ultimo decennio, con numerose Regioni costrette a utilizzare risorse proprie per coprire i conti in rosso del settore sanitario.

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