Starlink e Ucraina: l'Europa può ancora fidarsi di Musk?
Il 14 ottobre 2026 i terminali Starlink usati dai droni ucraini hanno smesso improvvisamente di funzionare oltre i 160 km/h, danneggiando la capacità di Kiev di intercettare i droni russi derivati dagli Shahed iraniani. Il blocco è arrivato in coincidenza con le pressioni di Washington su Kiev perché smettesse di colpire le raffinerie russe, accusate dall'amministrazione statunitense di far salire il prezzo del petrolio.
Per dieci giorni nessuno si è assunto la responsabilità della decisione: né Elon Musk, né Donald Trump, né il segretario di Stato Marco Rubio hanno chiarito chi avesse ordinato lo stop. Musk ha attribuito il limite a Starshield, la versione militare del servizio, sostenendo che i vincoli di velocità fossero decisi dall'esercito americano e, in ultima istanza, dal presidente. Trump, dal canto suo, ha negato di aver dato l'ordine, aumentando la confusione sulla reale catena di comando. Nel frattempo la Commissione europea ha chiesto a SpaceX di ripristinare "con urgenza" l'accesso al servizio per l'Ucraina.
Il 24 ottobre Musk ha riattivato pienamente il servizio, dichiarando di aver corretto una "falla" nei termini contrattuali e accusando l'esercito ucraino di aver usato il sistema per operazioni offensive con i droni, in violazione delle condizioni d'uso civili. Le autorità di Kiev hanno respinto con fermezza questa versione, sostenendo che i limiti già imposti al servizio commerciale avrebbero reso di fatto impossibile l'uso descritto da Musk per le missioni a medio e lungo raggio.
Secondo quanto ricostruito da Wall Street Journal e Reuters, il blocco e la successiva revoca sarebbero avvenuti dopo contatti diretti tra Musk e Trump. Le due testate hanno inoltre riportato che sia l'amministrazione Biden sia quella Trump avrebbero più volte chiesto a SpaceX di attivare o disattivare l'accesso a Starlink in diversi Paesi, a seconda delle priorità politiche del momento.
Non è la prima volta che si verifica una situazione simile. Un precedente risale al settembre 2022, quando secondo Reuters Musk avrebbe fatto tagliare la copertura satellitare proprio durante una controffensiva ucraina, circostanza sempre contestata da SpaceX. In quell'occasione la Polonia, che finanzia parte dei terminali ucraini con una spesa di circa 50 milioni di dollari l'anno attraverso il ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski, aveva minacciato di rivolgersi ad altri fornitori.
Negli Stati Uniti la vicenda ha spinto un gruppo bipartisan di senatori a chiedere al Pentagono di avviare un'indagine, mentre il deputato Jason Crow ha definito "più che inquietante" il potere che un singolo soggetto privato può esercitare su un'infrastruttura considerata critica per la sicurezza di un alleato in guerra.
L'episodio riaccende il dibattito europeo sulla dipendenza strategica da Starlink, che si intreccia con il contratto italiano per i servizi satellitari militari mai concretizzato, con la corsa alle frequenze satellitari tra i diversi fornitori e con i ritardi che continuano ad accumularsi nel programma europeo IRIS2, pensato per garantire al continente un'infrastruttura di comunicazione satellitare indipendente dai grandi operatori statunitensi.