Tamoil blocca i prezzi dei carburanti fino al 31 ottobre 2026
Anche Tamoil Italia si aggiunge alle compagnie petrolifere che hanno deciso di calmierare i prezzi dei carburanti sulla propria rete di distributori a marchio. Come riporta alanews, la società del gruppo libico Oilinvest ha fissato la durata dell'impegno fino al 31 ottobre 2026, diventando così la quarta compagnia a intervenire sui listini dopo Eni, IP e Q8.
La decisione è maturata dopo un'intensificazione, nelle ultime ore, delle interlocuzioni tra la Presidenza del Consiglio italiana e il governo libico, con l'obiettivo di favorire l'adesione di Tamoil all'appello sul tetto ai prezzi dei carburanti lanciato dall'esecutivo. Fonti di Palazzo Chigi avevano anticipato la mossa nella serata di martedì, parlando di un dialogo con Tripoli ormai "molto ben avviato".
Nella nota ufficiale, Tamoil spiega di aver accolto gli appelli provenienti dalle istituzioni e dalle associazioni dei consumatori, indicando come priorità il sostegno alla mobilità dei cittadini attraverso interventi mirati al contenimento dei prezzi. Le misure, sottolinea l'azienda, sono state progettate per generare un doppio beneficio: da un lato per i consumatori finali, dall'altro per la sostenibilità economica delle attività legate alla rete distributiva, in un'ottica di equilibrio per l'intera filiera.
L'iniziativa coinvolge circa 1.400 impianti a marchio Tamoil presenti sul territorio nazionale. La società si colloca al quarto posto in Italia per numero di distributori, alle spalle di IP, Eni e Q8: i quattro grandi gruppi messi insieme controllano la gran parte della rete carburanti nazionale, che conta complessivamente circa 21.870 impianti.
Il meccanismo del tetto ai prezzi, nato come misura straordinaria legata alle tensioni internazionali che continuano a influenzare i mercati energetici e il settore dei trasporti, ha una durata iniziale di trenta giorni mas con possibilità di proroga fino alla fine del 2026, a seconda dell'andamento del mercato e degli approvvigionamenti. Il governo punta a un "effetto domino" che spinga anche gli altri operatori del settore ad allinearsi, aumentando la concorrenza sui prezzi a beneficio di automobilisti e famiglie.
Resta tuttavia il nodo dei piccoli operatori e delle reti dedicate a settori specifici come autotrasporto, agricoltura e pesca, che non rientrano nello sconto riservato ai distributori al pubblico: le associazioni di categoria segnalano rincari del gasolio arrivati fino al 200% per i pescherecci dall'inizio delle tensioni internazionali in corso.