Sabato 26 settembre 2026
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Texas, Candidato repubblicano al Senato accetta finanziamenti dall'industria dell'alcol mentre si oppone alla riforma sulla cannabis

AMERICHE - USA
Notizia ·

Un'inchiesta della testata statunitense Marijuana Moment ha ricostruito che Ken Paxton, procuratore generale del Texas e candidato repubblicano al Senato USA, ha ricevuto oltre 500mila dollari in donazioni elettorali legate all'industria degli alcolici, mentre nel suo ruolo istituzionale ha promosso una linea repressiva verso la cannabis. Secondo la ricostruzione basata sui registri di finanziamento delle campagne, tra i maggiori donatori figurano dirigenti di aziende distributrici di alcolici, alcuni dei quali hanno versato oltre 100mila dollari alle campagne di Paxton dal 2014 a oggi.

 

Come procuratore generale, Paxton ha presentato ricorsi per bloccare le politiche di depenalizzazione della marijuana approvate dagli elettori in diverse città texane, e il suo ufficio ha difeso in tribunale le restrizioni sui prodotti derivati dalla canapa, incluso un divieto sui prodotti THC come il delta-8 e il delta-10, ora classificati come sostanze di Schedule I secondo la legge statale: il possesso è considerato reato penale, punibile fino a due anni di carcere e 10mila dollari di multa.

 

Il suo avversario democratico alle elezioni per il Senato, il deputato statale James Talarico, sostenitore della riforma sulla cannabis, ha collegato pubblicamente queste azioni ai finanziamenti ricevuti da Paxton, sostenendo che dietro il giro di vite ci sarebbero gli interessi delle industrie della birra e del tabacco preoccupate dalla concorrenza dei prodotti THC. Marijuana Moment ha contattato la campagna di Paxton per un commento, senza ricevere risposta.

 

Nella stessa newsletter datata 25 settembre, Marijuana Moment riporta altre notizie dal fronte delle politiche sulla cannabis negli Stati Uniti. La governatrice del Massachusetts Maura Healey, democratica, ha presentato ai legislatori statali un disegno di legge di bilancio suppletivo che prevede, tra le altre misure, la possibilità per i veterani militari di ottenere una tessera statale per la marijuana terapeutica senza dover ottenere una raccomandazione da un medico. La proposta nasce dal fatto che il Dipartimento federale per gli Affari dei Veterani continua a vietare ai propri medici di compilare moduli di raccomandazione per la cannabis medica, costringendo molti pazienti veterani a rivolgersi a consulenze mediche private, spesso costose, oppure a rinunciare all'accesso legale al prodotto. Se approvata, la norma permetterebbe ai veterani di diventare pazienti registrati presentando la documentazione ufficiale dei Veterans Affairs che attesti una diagnosi di condizione medica debilitante, senza necessità di una certificazione aggiuntiva da parte di un professionista sanitario.

 

Un nuovo rapporto del Marijuana Policy Project mostra inoltre che l'uso di marijuana tra gli adolescenti è diminuito in ogni singolo Stato che ha legalizzato la cannabis per gli adulti, un dato che contraddice le argomentazioni allarmistiche degli oppositori della legalizzazione, secondo cui la riforma avrebbe favorito il consumo giovanile.

 

La newsletter segnala anche un editoriale della terapeuta specializzata in sostanze psichedeliche Melissa Scannell, secondo cui il semplice accesso a sostanze come la psilocibina o l'ibogaina non costituisce di per sé un percorso terapeutico completo: servono preparazione adeguata, supporto qualificato durante l'esperienza e un lavoro di integrazione successivo al trattamento.

 

Tra le altre notizie brevi raccolte da Marijuana Moment: l'ufficio della Casa Bianca per le politiche di controllo della droga (ONDCP) ha stanziato quasi 70 milioni di dollari per programmi di prevenzione rivolti ai giovani; il senatore repubblicano Tim Scott ha proposto un emendamento per vietare sponsorizzazioni legate a cannabis, alcol e scommesse per gli atleti universitari; in Nebraska il procuratore generale ha rinunciato a contestare ulteriormente la legge statale sulla cannabis terapeutica approvata dagli elettori, dopo una sconfitta nella Corte Suprema statale; infine l'azienda canadese Aurora Cannabis ha presentato ricorso contro l'offerta di acquisizione ostile lanciata da Curaleaf.

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