Mercoledì 4 novembre 2026
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Uneba Brescia: le RSA devono diventare case aperte alla comunità

U.E. - ITALIA
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Come riporta Uneba Nazionale, al convegno "Cura e innovazione" tenutosi a Brescia il 22 e 23 ottobre 2026, un gruppo di lavoro dedicato all'evoluzione dei servizi sociosanitari per la popolazione anziana e fragile ha delineato un cambio di prospettiva per le residenze sanitarie assistenziali: da strutture concentrate sui bisogni clinici a luoghi centrati sulle relazioni umane, secondo il passaggio dalle "cure" alla "care".

 

Il punto di partenza dei sei relatori che hanno animato i lavori del gruppo è stato demografico: l'inesorabile invecchiamento della popolazione, legato a un tasso di fecondità in Italia pari a 1,3 figli per donna, delinea uno scenario in cui la vita si allunga ma cresce insieme a cronicità e fragilità sociale. Da qui l'esigenza di costruire un sistema capace di integrare in modo armonico la dimensione sanitaria e quella sociale, per garantire alla popolazione anziana non autosufficiente condizioni adeguate di tutela, dignità, assistenza e partecipazione.

 

Il riferimento normativo citato è la lettura sistematica della Legge 33/2023 e del relativo decreto legislativo attuativo, il D.Lgs. 29/2024: un impianto che definisce 17 ambiti e 70 attività, 32 delle quali riguardano direttamente le residenze. Il futuro della RSA, è stato sottolineato, è già in parte scritto nelle norme esistenti: la riforma non riguarda solo l'assistenza domiciliare, ma chiede alla RSA di diventare una casa con molte stanze, aperta al territorio, capace di curare i legami e non solo la persona.

 

Tra gli esempi concreti presentati, il modello "Multiservizio" della Fondazione Carisma di Bergamo, illustrato dal direttore generale Fabrizio Lazzarini, che integra residenzialità, riabilitazione, ospedale di comunità, centro diurno, ambulatori e assistenza domiciliare in un'unica rete territoriale. È stata poi raccontata l'esperienza della Fondazione Casa del Sole di Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno, presentata dalla direttrice Cinzia Pierobon, presidente di Uneba Belluno: tra le iniziative illustrate i "Quaderni Allenamenti", il "Progetto Poesia" e "Il caffè delle parole", strumenti pensati per trasformare la residenza in una comunità naturale, con legami spontanei verso famiglie, coetanei e territorio.

 

Un ulteriore caso discusso riguarda la governance collaborativa sviluppata dall'Ambito Territoriale Sociale n.2 Brescia Ovest, presentata da Elena Danesi, direttrice generale dell'Azienda speciale consortile "Ovest Solidale" di Gussago. Si tratta di un modello distrettuale costruito attraverso co-progettazione e co-produzione, che coinvolge 11 Comuni, l'Azienda Consortile, l'ASST di competenza e gli enti del terzo settore, tra cooperative sociali e fondazioni gestrici di residenze sanitarie. Il passaggio decisivo individuato è quello dalla collaborazione occasionale a una rete formalizzata, con percorsi condivisi, responsabilità riconoscibili e risultati verificabili.

 

Il messaggio conclusivo del gruppo di lavoro è che le RSA devono diventare "case aperte alla comunità", capaci anche di sostenere chi si occupa quotidianamente della cura dei familiari anziani, i cosiddetti caregiver. Il passaggio indicato è quello da un welfare di attesa a un welfare di iniziativa, in cui il terzo settore è chiamato a scegliere se guidare questa transizione o limitarsi ad adattarvisi.

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