Alla Cina non interessa fermare l'Iran
Alex Lo - editorialista politico dello storico quotidiano South Morning Post di Hong Kong - ha esplicitato in un articolo di ieri la sua posizione sul conflitto Iran/Israele. L'editoriale merita attenzione non solo perché Il giornale (dal 2015 di proprietà di Alibaba) e' una voce autorevole nonché un media molto diffuso in Asia, ma perché spesso riflette in modo ufficioso le posizioni delle massime autorità politiche cinesi, o quanto meno di una parte della nomenclatura.L'articolo di Alex Lo colpisce perché elude alcuni aspetti fondamentali della realtà effettuale. La guerra in corso tra Iran e Israele sarebbe esclusivamente l'espressione del disegno aggressivo ed espansionistico di Israele che punta a diventare la potenza egemonica della regione con il supporto attivo degli Stati Uniti e con l'aquiescienza di altri paesi europei e occidentali. L'editoriale del South Morning Post ignora completamente che l'esistenza stessa dello Stato di Israele è - non da oggi - minacciata da tre pericoli, uno più grave dell'altro. Il primo è il processo avanzato di arricchimento dell'uranio perseguito da Teheran, il secondo è rappresentato dal riarmo dell'Iran che negli ultimi anni ha letteralmente decuplicato la sua disponibilità di missili balistici e di droni tecnologicamente avanzati (utilizzati in grande quantità dalla Russia per colpire l"Ucraina), il terzo sono gli attacchi dai terroristi di Hamas, della Jyhad islamica, di Hezbollah, degli Houti e dei gruppi armati islamisti che operano in Iraq.
Qualunque opinione si abbia del governo Netanyahu, ignorare che Israele da anni (ben prima del 7 ottobre) è un paese assediato - e come tale ha il diritto di difendersi - è l'elemento comune denominatore che unisce la narrativa e le campagne di influenza e disinformazione alimentate quotidianamente da Mosca, da Teheran e da Pechino.
Un altro aspetto sconcertante dell'editoriale pubblicato dal South Morning Post è che sembra che le sfere di influenza siano "rinate" solo oggi quando è ben noto che l'unipolarismo degli Stati Uniti è entrato in crisi con l'invasione dell'Iraq del 2003 per esaurirsi con la crisi finanziaria del 2008.
È da più di 15 anni che la Cina ha allargato moltissimo la sua area di influenza soprattutto, ma non solo, nel continente africano. La Cina ha molte ragioni per schierarsi (con la Russia) dalla parte del regime iraniano, ma ciò ha ben poco a che fare con la presunta aggressività di Israele. La verità è che la Cina ha abdicato al ruolo di mediazione che le spetta come superpotenza per privilegiare i suoi interessi, ovvero per importare a basso prezzo il petrolio e il gas dell'Iran bypassando le sanzioni, per utilizzare il territorio iraniano per i nuovi corridoi ferroviari della Via della Seta e per consolidate l'asse con la Russia di Putin.
(pubblicato su Il Riformista del 21/06/2025)
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