Gli Omnibus contro l’interesse generale europeo
Oltre al pacchetto automotive con cui rinuncerà a conseguire pienamente l’obiettivo zero emissioni nette per i veicoli al 2035, la Commissione europea oggi presenterà a Strasburgo il suo nono pacchetto “Omnibus”, dedicato questa volta alla “semplificazione” di norme e requisiti per alimenti e mangimi, e comprendente una lunga serie di proposte di modifiche a ben 10 direttive o regolamenti dell’Ue. In gioco c’è la salute dei cittadini, nel momento in cui i governi e l’industria chiedono di lanciarsi in un processo di deregolamentazione in nome della competitività. Con i suoi pacchetti Omnibus, oltre a smantellare l’eredità del suo primo mandato, Ursula von der Leyen sta rinunciando a fare l’interesse generale dell’Unione europea.Secondo quanto è trapelato sulla bozza del nuovo Omnibus, le modifiche più importanti riguardano innanzitutto l’estensione per una durata illimitata delle autorizzazioni per l’immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari (pesticidi), dei biocidi (le sostanze impiegate contro batteri, virus, insetti e roditori) e degli additivi per i mangimi. Con le norme attuali, è previsto che la prima autorizzazione scada dopo 10 anni, e il suo rinnovo (a seguito di un riesame con nuove valutazioni di rischio) dopo altri 15 anni. Per le sostanze più tossiche per cui ancora non sono state trovate alternative meno pericolose (sostanze “candidate alla sostituzione”), è previsto invece che l’autorizzazione resti temporanea (fissata a sette anni).
La nuova durata illimitata riguarderà anche il rinnovo delle autorizzazioni esistenti, alla loro scadenza. Finora era proprio la necessità di rinnovare periodicamente le autorizzazioni che forniva l’incentivo a produrre e a esaminare nuovi studi e ricerche per valutare i rischi per la salute e l’ambiente delle sostanze contenute in questi prodotti, mettendoli al bando quando risultava necessario in base alle nuove evidenze scientifiche, come hanno sottolineato le organizzazioni ambientaliste (in particolare “Pesticide Action Network Europe” e il Wwf).
In secondo luogo, la Commissione propone di raddoppiare il “periodo di grazia” entro cui questi prodotti possono restare sul mercato qualora la loro autorizzazione venga ritirata, proprio nel caso in cui le nuove evidenze scientifiche dimostrino l’esistenza di rischi inaccettabili. Il periodo di grazia viene aumentato a due anni per la distribuzione e vendita dei prodotti pericolosi messi al bando, più un altro anno per l’uso degli stock esistenti, per un totale di tre anni.
Infine, c’è da registrare un’altra modifica ambigua che interpreta in modo restrittivo la disposizione secondo cui gli Stati membri, quando esaminano le domande di autorizzazione, devono tenere conto delle più recenti conoscenze scientifiche e tecniche (”current scientific and technical knowledge”). La Commissione puntualizza che questo significa che “gli Stati membri dovranno fare affidamento sull’ultima valutazione condotta a livello Ue” in relazione alla valutazione dei rischi delle sostanze in questione, implicando che non potranno basarsi su nuovi studi che non siano stati già considerati dalle agenzie specializzate comunitarie, l’Efsa (per la sicurezza alimentare) e l’Echa (per le sostanze chimiche).
In generale, lo sforzo di “semplificazione” da parte della Commissione europea investe soprattutto due aspetti: l’accelerazione dei tempi di autorizzazione di progetti da realizzare e prodotti da immettere sul mercato, e l’eliminazione di determinati requisiti e obblighi per le imprese, in particolare riguardo alla fornitura di dati e valutazioni pertinenti.
Nell’ottavo Omnibus presentato dalla Commissione la settimana scorsa sulla legislazione sull’ambiente, ad esempio, si propone di eliminare la banca dati Scip sulle sostanze a rischio nei prodotti, gestita dall’agenzia Echa. Le disposizioni sulla banca dati finora imponevano un obbligo di informazione al pubblico per le aziende che immettono sul mercato Ue prodotti contenenti “sostanze estremamente preoccupanti” (”Substances of Very High Concern”) oltre la soglia dello 0,1%. Si tratta di sostanze cancerogene, mutagene, tossiche per la riproduzione, persistenti o bio-accumulabili. Secondo la Commissione, la futura revisione delle norme per il settore chimico assicurerà comunque che queste informazioni siano disponibili. Ma non c’è stata una valutazione d’impatto delle modifiche proposte. La procedura Omnibus, uno strumento che dovrebbe essere usato in via straordinaria e solo in caso di emergenza manifesta, ormai è diventata la normalità per questa Commissione.
L’ottavo Omnibus sulle politiche ambientali interviene su diversi atti legislativi, riguardanti in particolare i rifiuti e la responsabilità dei produttori riguardo al loro riciclaggio, le emissioni industriali e degli allevamenti intensivi (una direttiva che era stata da poco rivista), gli obblighi di rendicontazione degli impianti industriali e di acquacoltura, il regolamento sulle batterie e sul trattamento dei rifiuti derivati.
Ursula von der Leyen sta rinnegando e smantellando in modo flagrante e spregiudicato, nel suo secondo mandato, quanto aveva proposto e realizzato nel primo, e sta anche tradendo quello che era sempre stato il ruolo essenziale della Commissione: perseguire l’interesse generale dell’Europa, dei suoi cittadini e della sua progressiva integrazione, e preservare e difendere a tutti i costi l’integrità della legislazione europea, la sua coerenza rispetto agli obiettivi, la sua applicazione e attuazione negli Stati membri.
Questa Commissione non solo accetta ordini dai governi degli Stati membri e dai gruppi d’interesse, soprattutto dai più potenti, ma li sollecita, e se ne fa strumento ed esecutrice. Lo si è visto con i numerosi “dialoghi strategici” e consultazioni in cui vengono ascoltate con attenzione le richieste dei settori industriali e del mondo agricolo, mentre le Ong ambientaliste e della società civile restano del tutto ignorate.
Lo hanno confermato le conclusioni del Consiglio europeo del 18 ottobre scorso, contenenti una lunga lista di atti legislativi, già approvati e in vigore, che si chiede alla Commissione di modificare. E lo si vede ormai quasi ogni settimana con la marcia indietro sul Green Deal e la deregolamentazione sempre più accelerata e sistematica nel nome della competitività delle imprese che è diventata l’unica priorità a cui sacrificare tutto il resto, compresi il principio di precauzione e la protezione della salute e dell’ambiente, che sono sanciti dai Trattati.
La Commissione, che ha il monopolio dell’iniziativa legislativa nell’Ue, in realtà non ha alcun obbligo di presentare proposte di emendamenti alle normative già adottate, anche se glielo chiedono i governi. Oltretutto, la riapertura della legislazione in vigore consente ai governi in Consiglio Ue e al Parlamento europeo di svuotare e annacquare le norme stesse ben oltre quanto propone la Commissione, fino al loro vero e proprio stravolgimento.
Che le proposte di revisione limitata diventino un cavallo di troia per smantellare quasi del tutto la legislazione presa di mira è stato dimostrato ampiamente durante i recenti negoziati sul regolamento contro la deforestazione (che prevede una clausola di revisione addirittura prima che cominci la sua attuazione, rimandata per la seconda volta di un altro anno) e sul pacchetto “Omnibus I” (che ha ridotto ai minimi termini il campo di applicazione degli obblighi per le imprese).
La Commissione si è guardata bene dal ritirare le proprie proposte di emendamenti, come avrebbe potuto fare, quando gli Stati membri, lo strapotere delle lobby e la maggioranza sempre più ricorrente di Ppe-Conservatori-estrema destra del Parlamento europeo hanno compromesso l’integrità e gli obiettivi di quelle norme legislative.
(Lorenzo Consoli, giornalista di Askanews su Il Mattinale Europeo de 16/12/2025)
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