Il Québec mette un piede canadese nell’Ue
Il Québec oggi diventerà il primo Stato subnazionale fuori dall’Unione europea ad associarsi al Comitato delle regioni dell’Unione europea. Dopo una lettera di intenti sottoscritta il 17 marzo 2024, l’accordo formale sarà firmato oggi dalla presidente del Comitato delle regioni, Kata Tütt?, e dal ministro delle Relazioni internazionali e della Francofonia del Québec, Christopher Skeete. Perché mai uno che fa parte del Canada, così lontano, vuole mettere un piede nell’Ue? “E’ la prossimità ideologica che ci interessa”, spiega al Mattinale europeo, il ministro Skeete.L’accordo tra il Québec e il Comitato delle regioni dell’Ue copre un’ampia gamma di priorità condivise: economia, cultura, istruzione e giovani, democrazia e governance multilivello, partecipazione delle donne in politica, ambiente e lotta ai cambiamenti climatici e transizione energetica. Sono previsti piani d’azione congiunti della durata di due anni e mezzo coordinati dalla commissione Cittadinanza, governance e affari istituzionali e dal ministero delle relazioni internazionali del Québec. L’accordo “riflette una convinzione condivisa: le regioni e le città sono motori di progresso su entrambe le sponde dell’Atlantico. Quando lavoriamo insieme, rafforziamo i nostri territori e i valori democratici che ci uniscono. Il Québec è per noi un partner strategico e la nostra collaborazione continuerà”, dirà oggi la presidente del Comitato delle regioni, Kata Tütt?.
Il Québec non è tutto il Canada. E’ uno Stato federato con le sue peculiarità istituzionali, linguistiche e politiche, con un forte movimento indipendentista e un governo spesso in contrapposizione a quello centrale di Ottawa. Ricorda nulla? “I cittadini del Belgio non sono come i francesi, i cittadini dell’Irlanda non sono come gli scozzesi. Questa varietà, questa differenza unisce” il Canada e l’Ue, scherza Skeete, che difende con passione il ruolo delle regioni e del Comitato delle regioni, perché è nei territori che spesso emergono i grandi conflitti contemporanei, le ribellioni, le sfide da gestire. “Più che mai, la capacità degli Stati di ascoltare la propria regione sta diventando importante”.
Il Québec è stato un precursore dell’avvicinamento commerciale con l’Ue avvenuto con l’accordo di libero scambio CETA firmato nel 2016, il risultato più concreto dell’avvicinamento euro-canadese di questi ultimi decenni. L’interesse attuale del Quebec per mettere un piede canadese nell’Ue dimostra l’intensità del terremoto provocato da Trump nelle relazioni politiche ed economiche globali. Il Canada è sempre stato un partner dell’Ue, ma non ha mai considerato l’Ue come il suo principale partner. L’Ue ha guardato al Canada come al più europeo dei paesi dell’emisfero occidentale, ma non ha mai avuto un rapporto privilegiato pari a quello che aveva con gli Stati Uniti. L’accordo CETA è stato firmato ed è entrato provvisoriamente in vigore. Tuttavia, non ha ancora ricevuto la ratifica di tutti gli Stati membri dell’Ue, compresi alcuni paesi chiave come Francia e Italia.
Le cose cambiano in fretta. Lo scorso marzo, dopo che Trump aveva avviato la sua guerra dei dazi contro il Canada, l’istituto di sondaggi Abacus aveva condotto una ricerca demoscopica che ha dato risultati sorprendenti: il 52 per cento canadesi vedeva l’Ue come il partner più importante per i prossimi 3-5 anni, superando gli Stati Uniti sul posto più alto del podio. Secondo lo stesso sondaggio, il 46 per cento dei canadesi interrogati esprime sostegno per un’adesione del Canada all’Ue. Solo il 29 per cento è contrario. Il 48 per cento dei canadesi pensa che la situazione economica in Canada migliorerebbe grazie a un ingresso nell’Ue.
Il sondaggio sull’adesione del Canada all’Ue era stato accolto con dichiarazioni di autocompiacimento e sorrisi ironici a Bruxelles. “Siamo onorati”, aveva detto la portavoce della Commissione, Paula Pihno, salvo ricordare che l’articolo 49 del Trattato stabilisce che solo i paesi europei possono chiedere di aderire all’Ue. Nel 1987 il Marocco presentò domanda di aderire alla Comunità economica europea, ma il Consiglio (l’istituzione dove siedono i governi degli Stati membri) la rigettò usando questa argomentazione.
La risposta giuridicamente impeccabile della Commissione illustra la mancanza di fantasia politica che sarebbe necessaria per rispondere alla sfida di Trump. “Condividiamo gli stessi valori, la stessa passione per la democrazia, la stessa passione per lo stato di diritto e il diritto internazionale”, dice il ministro Skeete. Questi sono i criteri “più pertinenti” per l’ingresso del Quebec come partner nel Comitato delle regioni.
E’ la porta d’entrata verso l’Ue, magari senza aderire, ma costruendo una coalizione di volenterosi? “La realtà è che ci siamo già”, spiega Skeete. “Il Québec ha 34 uffici in 19 paesi”, dice il ministro. Il Canada “è membro di SAFE (lo strumento per gli acquisti congiunti del programma di riarmo dell’UE) con l’accordo che è stato firmato da Mark Carney. Condividiamo un trattato di libero scambio. Siamo in Horizon Europe per il finanziamento dell’innovazione. Possono continuare con agli accordi con le università a tutti i livelli (…). Siamo membri di diverse istituzioni insieme”, dice Skeete, ricordando il lavoro comune alle Nazioni Unite e nella Nato. “Penso che vedremo un riavvicinamento ulteriore. Sarà formalizzato? Non lo so. Non ho la pretesa di vedere il futuro”, ammette il ministro. Ma Skeete non vuole “perdere alcuna chance di accrescere questa relazione perché siamo troppo dipendenti dagli Stati Uniti”.
Ridurre le dipendenze dall’inaffidabile Trump, che tratta sempre più gli alleati degli Stati Uniti da avversari o nemici, è una priorità assoluta sia per il Québec, sia per il Canada, sia per l’Ue. “Il 73 per cento delle nostre esportazioni vanno negli Stati Uniti. E’ troppo”, dice Skeete. “Cerchiamo di ridurre questa percentuale per diventare più resilienti agli scossoni dei nostri vicini del Sud e avvicinarci a persone che la pensano come noi”. Dazi al 45 per cento sul legname. Dazi al 50 per cento sull’acciaio. Il colpo è pesante per l’economia locale. “Le nostre imprese hanno la tendenza di vedere gli Stati Uniti come il loro mercato primario. Dobbiamo abituarle a fare affari in Europa”, spiega il ministro. “Per noi siete un mercato di 420 milioni di persone nel momento in cui il nostro mercato a Sud (gli Stati Uniti) si chiude”.
Per parte sua “il Québec ha molto di ciò di cui gli europei hanno bisogno per proteggersi e per nutrirsi”. Questo è importante perché “ciascuno ha opportunità” per l’altro, dice Skeete. “Per parte nostra abbiamo il settore aerospaziale, navale, l’intelligenza artificiale, la cybersicurezza. Abbiamo minerali critici di cui avete bisogno e viceversa”. Insomma, “è una bella opportunità per tutti, non solo di approvvigionarsi, ma anche di fare buoni affari”. Il ministro ricorda che “gli europei sono i grandi vincitori” del CETA, da quando è entrato in vigore provvisoriamente, con un forte aumento delle esportazioni verso il Canada.
Se l’adesione del Canada non è possibile e le coalizioni dei volenterosi sono incerte, Trump riuscirà almeno a convincere i parlamenti di tutti i paesi europei a ratificare il CETA? “Il frutto è maturo per rivedere questa discussione. Penso che se si ponesse oggi la questione, la gente lo vedrebbe di buon occhio e capirebbe che l’adozione (del CETA) è la cosa da fare tenuto conto delle altre sfide”, dice Skeete.
(David Carretta su Il Mattinale Europeo del 11/12/2025)
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