testata ADUC
La chimera dell’educazione finanziaria
Scarica e stampa il PDF
Editoriale di Alessandro Pedone
22 febbraio 2017 7:13
 
 Nella conversione in legge del decreto “Salva banche” di pochi giorni fa è stata inserito, pare su pressione dell’Europa, un provvedimento che prevede spese fino ad un milione di euro all’anno a favore dell’”educazione finanziaria”.
Lo diciamo subito forte e chiaro: si tratta di pochi spiccioli che serviranno solo ad ingrassare qualche associazione.
Sono circa 15 anni che cerchiamo di far “educazione finanziaria” ed abbiamo esperienza diretta e sul campo di ciò che realmente le persone vogliono e possono in tema di finanza personale.
Pensare di tutelare le persone attraverso l’educazione finanziaria è più o meno come pensare di guarire le malattie delle persone insegnando le basi della medicina.
Bene che ci sia più cultura possibile (sia in tema di finanza che in tema di salute, come in ogni altro tema), ma non è quella la strada principale per tutelare gli investitori.
Esiste certamente una piccolissima fetta di risparmiatori che potrebbero beneficiare di programmi di educazione finanziaria, ma si tratta di percentuali da prefisso telefonico, lo zero virgola qualcosa dei risparmiatori si metterebbe a seguire qualche programma di educazione finanziaria.
Alla grande massa dei risparmiatori non passa neppur per l’anticamera del cervello l’idea di mettersi a studiare qualche libro, seguire qualche corso o navigare in qualche sito internet.
L’educazione finanziaria è una chimera che viene sempre tirata in ballo ogni volta che scoppiano casi di risparmio tradito. E’ una facile scusa del sistema bancario. E’ verissimo che l’Italia è molto indietro su questo tema. D’altra parte, l’Italia è messa malissimo in tema di analfabetismo funzionale. Se viviamo in una nazione nella quale circa i due terzi dei cittadini non è in grado di comprendere un testo mediamente complesso, come possiamo pretendere che queste persone comprendano concetti come l’interesse composto o i rischi finanziari?
La nostra facile “profezia” è che questo provvedimento si dimostrerà l’ennesima “bolla di sapone”. Da qui ad un anno non apprezzeremo nessun risultato concreto da questi soldi pubblici che saranno stanziati (se mai lo saranno realmente). Secondo la norma, entro sei mesi si dovrebbero produrre delle linee guida nazionali sull’educazione finanziaria. Noi crediamo che molto difficilmente i termini saranno rispettati.
Queste linee guida, poi, quando e se verranno prodotte, rimarranno un libro dei sogni senza nessun effetto concreto. Sono troppi anni che seguiamo questa materia e ormai ne abbiamo viste troppe.
Fra un anno torneremo su questo argomento e speriamo vivamente di poter dire di esserci sbagliati.
Ma temiamo, invece, che scriveremo di essere stati “facili profeti”.
Pubblicato in:
 
ADUC - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori