Venerdì 26 giugno 2026
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Affido del cane dopo la separazione. Per il Tribunale è ancora un ‘bene mobile’

Articolo · Smeralda Cappetti ·
Andrew S - Unsplash
Foto: Andrew S — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Chi vive con un cane o un gatto sa bene che non si tratta neanche lontanamente di possedere un bene materiale. Eppure, dal punto di vista del diritto civile italiano, gli animali d'affezione continuano ad essere qualificati come beni mobili.

Lo conferma una recente ordinanza del Tribunale di Pavia del 27 gennaio 2026, chiamato a decidere sul caso di una coppia separata che litigava sull'affidamento del proprio cane, Lola. L'ex convivente aveva chiesto al giudice, con un ricorso d'urgenza ex art. 700 c.p.c., di poter continuare a vedere e accudire l'animale, sostenendo che il forte legame affettivo instaurato negli anni meritasse una tutela analoga a quella prevista per i figli minori. Il Tribunale ha però respinto la richiesta, chiarendo che l'animale, pur essendo un essere senziente e destinatario di una crescente tutela sul piano penale e pubblicistico, non è titolare di soggettività giuridica e non può essere assimilato ai minori. Di conseguenza non esiste, allo stato, un istituto dell'"affido" del cane e il giudice non può crearlo in via interpretativa. Secondo il Collegio, le eventuali controversie devono essere risolte con gli ordinari strumenti previsti per i beni mobili, come le azioni possessorie o, nei casi previsti, il sequestro giudiziario. La decisione è coerente con l'attuale quadro normativo. 

 

Tuttavia lascia aperta una riflessione sempre più attuale.

 

È infatti impossibile condividere una disciplina che continua a considerare un animale domestico alla stregua di una semplice "res", quando ormai la sensibilità sociale, il diritto europeo e perfino il legislatore italiano ne riconoscono espressamente la natura di esseri senzienti. 

La stessa legge n. 82 del 2025 ha rafforzato la tutela penale degli animali contro i maltrattamenti, segno evidente di un'evoluzione culturale ormai consolidata. Ciò nonostante, sul piano civilistico manca ancora una disciplina specifica che regoli l'affidamento degli animali in caso di separazione o cessazione della convivenza. Una lacuna normativa che produce situazioni paradossali: mentre per molti gli animali domestici rappresentano un vero e proprio componente della famiglia, davanti al giudice continuano ad essere trattati come qualsiasi altro bene mobile. 

In attesa di un intervento del legislatore, è quindi consigliabile che le coppie, al momento dell'adozione o dell'acquisto dell'animale, disciplinino preventivamente - anche con un semplice accordo scritto - chi ne sarà il referente e come verrà gestita l'eventuale separazione. Una soluzione certamente più rispettosa sia del rapporto affettivo instaurato con l'animale sia del suo benessere. 

La pronuncia del Tribunale di Pavia, dunque, applica correttamente il diritto vigente, ma evidenzia ancora una volta come la normativa italiana sia rimasta estremamente indietro rispetto all'evoluzione della società e al ruolo che gli animali d'affezione ricoprono oggi nelle nostre famiglie.

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