Bambini dietro le sbarre
Un recentissimo caso solleva la questione dei bambini in carcere: è meglio che crescano con la mamma detenuta o separati da lei?La storia
Estibaliz C. è in custodia cautelare da giugno, sospettata d'aver ucciso, fatto a pezzi e sepolti nella cantina della sua gelateria a Vienna un ex compagno e l'ex marito. Quando è stata arrestata era incinta di due mesi e la settimana scorsa ha partorito Roland, che gli è stato subito sottratto. Esperti, avvocati e autorità s'interrogano se sia una misura legittima e buona per il bambino.
Il dibattito
Lettino con le sponde e tanti pelouches, pareti verdi, tende giallo-sole, ma le sbarre alle finestre. Sono le quattro celle che possono ospitare mamma e figlio nel grigio carcere di Wien-Josefstadt dove è rinchiusa Estibaliz. Al momento sono tutte vuote. "Qui da noi ci sono donne in custodia cautelare o che devono scontare una pena fino a 18 mesi", spiega la direttrice, Helene Pigl. "Se devono restare più a lungo, cerchiamo di trasferirle in un posto meglio attrezzato come il carcere femminile di Schwarzau". Lì ce ne sono cinque dai 26 ai 37 anni con i loro sei figli, da sei mesi a quasi tre anni. In tutta l'Austria sono gli unici bambini a poter stare con la mamma in prigione. La legge lo consente fino al terzo anno d'età, previa autorizzazione dello Jugendamt (Autorità per i minorenni). "Per lo più, i figli restano con la mamma solo se è previsto che torni in libertà quando il figlio compirà i tre anni, e se non ci sono altre persone di riferimento", dice Helmut Maier, direttore dei Servizi sociali a Schwarzau.
Nel penitenziario si cerca di fare il possibile per rendere la vita piacevole ai bambini. La sezione mamma/figlio -per un massimo di otto donne- misura 150 mq e si compone di 4 celle, cucina e soggiorno. Le celle sono aperte, ma verso l'esterno la sezione è sbarrata da un pesante portone di ferro. "I bambini possono accedere a tutti i locali e uscire in cortile dove c'è il parco-giochi", dice Maier. "Del resto, sono persone libere". A un anno possono frequentare l'asilo nido, e più tardi la scuola materna interna (insieme ai figli del personale femminile) mentre le mamme lavorano.
Ma la vita in prigione non è idilliaca. Nel quotidiano i problemi non mancano, così come in ogni comunità. Maier: "Una gabbia dorata è sempre una gabbia, e le donne non possono scegliere con chi stare". In più, sono angustiate dalla particolare situazione in cui crescono i figli. "Pensare che una madre in prigione tenga il figlio con sé per stare meglio lei, è un errore". E' proprio a motivo dei figli che le donne provano un doppio senso di colpa: "Una mamma non è responsabile solo verso se stessa, ma anche nei confronti dei figli". La vita dei bambini in carcere ha due facce, secondo l'operatore sociale. Da un lato, il legame del figlio con la madre è particolarmente stretto poiché stanno insieme giorno e notte; nello stesso tempo lei non ha respiro, e se il figlio s'ammala soffre di più.
Perché la mamma non può uscire?
I bambini sembrano vivere bene nell'istituto di pena -anche perché non conoscono altro. Ma dopo il terzo anno basta, devono lasciare il carcere, cosa che Maier trova più che giusto. "Prima o poi il figlio si rende conto che la mamma è eterodiretta poiché anche le cose più semplici, come una passeggiata di sera, le sono precluse".
In pratica, il 95% delle donne esce dal carcere insieme al figlio, a fine pena. Solo in qualche caso la madre deve lasciarlo andar via prima, magari affidato al padre se da lui c'è un ambiente stabile.
L'operatore Thomas Neuwirth, dell'associazione Neustart che aiuta le persone in libertà condizionata, ha accompagnato due donne dal carcere alla vita libera. Esse non hanno più problemi di quelle senza figli, ossia: dove vado ad abitare, come mi mantengo, come estinguo i debiti? E' convinto che la presenza dei figli sia benefica. "Se una donna non ha troppi problemi con se stessa, il figlio rappresenta un pilastro e una missione".
Il carcere non nuoce ai bambini
"A lungo termine, la permanenza di un bambino in prigione non ha un effetto negativo", dice la psicoanalista Rotraut Erhard. Il fatto che a Estibalitz C. sia stato tolto il figlio immediatamente dopo la nascita è prassi comune, sostiene. Il legame col figlio avviene nei primi minuti; levarglielo dopo sarebbe stato molto peggio. Nei primi giorni il sostituto materno potrebbe essere il padre; ma se manca, il bambino non instaura nessun legame speciale con altri. "Non è l'ideale, ma in un futuro sarà possibile ricostruirlo". E' molto peggio far crescere per mezz'anno un bimbo in prigione e poi portarlo al padre. "Non può adattarsi così facilmente, il mondo gli cade addosso", dice Erhard.
E il caso inverso? un bambino che possa andare a trovare la mamma solo in prigione? "Anche in un'ora di colloquio la mamma può dimostrargli che è amato". Ciò che conta è l'accettazione. Anche se i contatti sono sporadici, lui non dimentica facilmente sua madre. "Vogliamo sempre sapere da dove veniamo". E non importa se ricordiamo ancora il luogo dove siamo cresciuti.
(articolo di Eva Winroither per Die Presse del 14-01-2012. Traduzione di Rosa a Marca)
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