Martedì 13 ottobre 2026
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Dissentire sì, uscire no? Perché l'Italia dovrebbe tornare in ENOC - rete europea dei garanti per l'infanzia

Articolo · Angela Furlan ·

Non è una questione di essere favorevoli o contrari a una determinata posizione sui diritti dei bambini e degli adolescenti LGBTQIA+. E non dovrebbe diventarlo.

La questione che ci interessa è più semplice e, proprio per questo, più politica: che cosa significa oggi tutelare concretamente i diritti dell'infanzia attraverso istituzioni indipendenti, capaci di dialogare anche quando non condividono le stesse posizioni?

L'8 ottobre, la Garante italiana per l'infanzia e l'adolescenza, Marina Terragni, ha annunciato l'uscita dell'Italia da ENOC (European Network of Ombudspersons for Children), la rete europea dei Garanti per l'infanzia. La motivazione dichiarata è il mancato accoglimento della richiesta di pubblicare una propria dissenting opinion sul documento annuale della rete dedicato ai diritti dei bambini e degli adolescenti LGBTQIA+.

La Garante rivendica una questione di libertà di dissenso e di trasparenza. È una questione seria. Ma proprio perché è seria merita una domanda: la risposta al mancato riconoscimento di una posizione dissenziente deve essere l'abbandono del luogo nel quale quel dissenso avrebbe potuto continuare a essere esercitato e discusso?

 

Il giorno di Strasburgo

La coincidenza è significativa.

Lo stesso 8 ottobre, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha pronunciato una sentenza sull'Italia che dovrebbe far riflettere tutti: L.Z. e D.Z. c. Italia. Una madre e un figlio sono rimasti separati nonostante decisioni giudiziarie che avrebbero dovuto consentire la loro riunificazione.

La Corte ha parlato di ritardi, insufficiente diligenza e mancanza di cooperazione tra le autorità competenti, la famiglia affidataria e il tutore. Ha inoltre individuato un problema sistemico nell'esecuzione delle decisioni dei tribunali per i minorenni.

È una sentenza che ci ricorda una cosa elementare e insieme terribile: un diritto riconosciuto non è necessariamente un diritto realizzato. Tra una norma, una sentenza e la vita di un bambino ci sono le istituzioni. E quelle istituzioni devono funzionare insieme.

 

I diritti hanno bisogno di ponti

È questa la ragione per cui la vicenda ENOC ci interroga.

ENOC è una rete europea che mette in relazione autorità indipendenti impegnate nella tutela dell'infanzia. Non è un tribunale e non è un governo sovranazionale: è uno spazio di confronto. E il confronto serve soprattutto quando non si è d'accordo. Se tutti condividessero sempre la stessa posizione, una rete non servirebbe.

La domanda che poniamo alla Garante non è dunque: "Perché hai dissentito?". Al contrario: dissentire fa parte della funzione di garanzia. La domanda è: perché trasformare il dissenso nella rottura del luogo nel quale le istituzioni europee che si occupano di infanzia possono confrontarsi?

 

Autonomia non è solitudine

L'Autorità garante è indipendente: lo dice la legge che l'ha istituita. Ma l'indipendenza non è un privilegio personale dell'autorità che la esercita, è una garanzia per i bambini e per gli adolescenti.

Proprio per questo deve essere accompagnata dalla responsabilità di spiegare le scelte che incidono sulla capacità dell'istituzione di cooperare con gli altri soggetti che condividono la stessa missione.

  • Non chiediamo una Garante meno indipendente.

  • Chiediamo una Garante più forte nella cooperazione.

  • Non chiediamo che rinunci alle proprie convinzioni.

  • Chiediamo che continui a portarle nei luoghi nei quali possono essere ascoltate, contestate e discusse.

 

L'effettività dei diritti passa anche da qui

Da tempo sosteniamo che la tutela dei diritti fondamentali non possa fermarsi alla loro proclamazione. Abbiamo chiamato questo spazio effettività amministrativa dei diritti fondamentali. È ciò che accade quando un diritto, già riconosciuto dalla legge o da un giudice, deve attraversare uffici, servizi, amministrazioni, procedure, responsabilità e tempi prima di tradursi nella vita concreta di una persona.

La sentenza di Strasburgo ci ha appena ricordato quanto possa essere drammatica questa distanza quando riguarda un bambino e il rapporto con la propria madre. Ma la stessa logica vale anche sul piano istituzionale: per rendere effettivi i diritti dei bambini servono istituzioni che non si limitino a proclamarli, ma siano capaci di cooperare.

Per questo chiediamo alla Garante di incontrare i tutori volontari e le organizzazioni che ogni giorno lavorano sul campo. Non per contestare la sua indipendenza, ma per discutere insieme di come rafforzarla.

E soprattutto, per chiedere che l'Italia torni in ENOC. Perché l'Europa dei diritti dell'infanzia non ha bisogno di istituzioni che siano sempre d'accordo: ha bisogno di istituzioni capaci di rimanere al tavolo anche quando non lo sono. E perché, quando in gioco ci sono i diritti dei bambini, uscire da un tavolo dovrebbe essere sempre l'ultima possibilità, non la prima risposta al conflitto.

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