Figli desiderati, figli mancati: le ragioni dell’ampio divario riproduttivo in Italia

I risultati dall’indagine WelFerPoli indicano che il divario tra fecondità desiderata e fecondità realizzata rimane ampio in Italia e mostrano anche un divario tra l’età desiderata e l’età effettiva al primo figlio. Barriere di tipo economico, politiche familiari insufficienti e condizioni abitative inadeguate sono state le ragioni più frequentemente riportate per il mancato raggiungimento del numero di figli desiderato.
L’incapacità di realizzare le proprie aspirazioni riproduttive, ovvero di scegliere quanti figli avere e quando averli, è stata recentemente riconosciuta dal Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione come “la vera crisi della fecondità” (UNFPA, 2025).
Nei contesti a bassissima fecondità come l’Italia, le aspirazioni insoddisfatte sono principalmente legate alla fecondità non realizzata, ovvero all’avere meno figli di quanti se ne desiderino o all’essere involontariamente senza figli (UNFPA, 2025). Sorprendentemente, nonostante l’evidenza empirica suggerisca che il divario tra fecondità desiderata ed effettiva in Italia sia il più alto d’Europa (Beaujouan & Berghammer, 2019), questo divario rimane ancora poco studiato. Per sopperire a questa mancanza, nell’ambito del progetto “WelFerPoli – Wellbeing and Fertility Policies”, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, abbiamo raccolto dati su un campione rappresentativo di circa 6.000 individui di età compresa tra i 25-49 anni, nati e residenti in Italia.
I risultati dell’indagine WelFerPoli indicano che solo una minoranza (16%) di donne e uomini in età 25-49 anni in Italia non vede i figli come parte del proprio progetto di vita, la maggioranza (68%) di rispondenti vorrebbe averne due o addirittura di più. Il numero medio di figli desiderato è pari a circa a 1,8 tra i rispondenti di età pari o superiore a 35 anni, e scende a 1,6 tra i rispondenti di età compresa tra 25 e 29 anni.
Questo desiderio di genitorialità non sempre si traduce in realtà. Anche se, nel nostro campione, il numero medio di figli desiderato è inferiore alla norma diffusa di 2 figli, supera di gran lunga il tasso di fecondità delle donne italiane, pari a 1,11 figli per donna nel 2024. Nella fascia d’età 45-49 anni, ovvero verso la fine della loro vita riproduttiva, il 53,4% delle donne e il 55,3% degli uomini ha dichiarato di avere meno figli di quanti ne desiderasse e il divario tra fecondità desiderata e reale corrisponde a 0,8 figli per gli uomini e 0,7 per le donne. Le nostre analisi mostrano anche che il 10,3% dei genitori dichiara di aver avuto più figli di quanti ne desiderasse. Questo fenomeno sembra più diffuso tra gli uomini e aumenta con il numero di figli avuti.
Abbiamo poi misurato, per la prima volta, anche un divario sostanziale tra l’età desiderata e quella effettiva al primo figlio. Il 65% delle madri e il 47% dei padri che hanno avuto il primo figlio tra i 30 e 34 anni dichiara che avrebbe voluto averlo prima, e la percentuale aumenta all’aumentare dell’età: il 96% delle madri e il 95% dei padri che hanno avuto il primo figlio tra i 40 e i 44 anni avrebbe voluto avere figli in età più giovane. La metà dei rispondenti senza figli inoltre avrebbe desiderato avere figli in precedenza.
I risultati dell’indagine WelFerPoli confermano quelli dell’Indagine Istat (2025, 2026) Famiglia e Soggetti Sociali: i fattori economici e lavorativi, le politiche familiari insufficienti e le condizioni abitative inadeguate sono le ragioni più frequentemente riportate per il mancato raggiungimento del numero di figli desiderato. In diverse fasi della vita, poi, emergono anche ulteriori motivazioni: tra i più giovani, la mancanza di un/a partner e una generale sensazione di incertezza sul futuro; al crescere dell’età diventano sempre più importanti anche motivi legati all’età e alla salute (e quindi all’infertilità).
I risultati dell’indagine WelFerPoli suggeriscono che, in Italia, l’esistenza di barriere strutturali rappresenta l’ostacolo principale al raggiungimento della fecondità desiderata. Misure volte a ridurre l’insicurezza lavorativa e abitativa e a promuovere l’indipendenza economica dei giovani adulti (Vignoli et al. 2025) possono contribuire a rimuovere almeno alcune di queste barriere, in modo da mettere le persone nella condizione di poter scegliere più liberamente se e quanti figli avere, e a che età averli.
Note
L’indagine WelFerPoli è stata somministrata online da SWG S.p.A., società operante nel settore delle ricerche di mercato e di opinione, tra aprile e maggio 2025. I/Le partecipanti appartengono a un panel proprietario di SWG S.p.A. Una strategia di campionamento per quote garantisce la rappresentatività del campione in termini di fascia d’età, genere, livello di istruzione, situazione lavorativa, stato civile e regione di residenza.
Per saperne di più:
Beaujouan, E., & Berghammer, C. (2019). The Gap Between Lifetime Fertility Intentions and Completed Fertility in Europe and the United States: A Cohort Approach: E. Beaujouan, C. Berghammer. Population Research and Policy Review, 38(4), 507-535.
Feltrin, G., Ferraretto, V., Guetto, R., Soldo, R., & Vitali, A. (2026). Brief Report: Unmet Fertility Desires: Evidence from a Lowest-Low Fertility Context. Population Research and Policy Review 45, 31.
Istat. (2025). Statistiche Report: Intenzioni di fecondità – Anno 2024.
Istat. (2026). Rapporto Annuale. La situazione del Paese.
UNFPA – United Nations Population Fund. (2025). State of World Population 2025: The Real Fertility Crisis. The Pursuit of Reproductive Agency in a Changing World. New York.
Vignoli, D., Guetto, R., & Brini, E. (2025). Quali politiche per la fecondità in Italia?. In Age-It e la promessa di una demografia positiva. Ripensare l’invecchiamento con politiche sostenibili (pp. 15-22). Neodemos.