Sabato 1 agosto 2026
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Carote senza calcio e frutta senza vitamine, cosa sta succedendo alle colture?

Articolo · Redazione ·

Le colture contengono sempre meno vitamine e minerali e numerosi studi indicano nella salute del suolo un fattore decisivo, ma sull'efficacia dell'agricoltura rigenerativa il confronto scientifico resta aperto. L'articolo del Guardian

Negli ultimi decenni, il contenuto di sostanze nutritive delle nostre colture è andato diminuendo. Alla fine degli anni ’90, il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha rilevato che il contenuto di vitamina C nei limoni era diminuito di quasi un terzo rispetto ai 22 anni precedenti. Il calcio nelle carote, una fonte importante soprattutto per chi non mangia carne, si era ridotto, in media, di oltre un quarto. La vitamina A nelle banane era diminuita del 57%. Il contenuto di minerali nel grano è diminuito tra il 20 e il 30% dagli anni ’60, scrive The Guardian.

 

LE POSSIBILI CAUSE DEL FENOMENO

Sono state avanzate diverse ipotesi per spiegare questo preoccupante declino, che vanno dalle nuove varietà di colture selezionate per crescere più velocemente e diventare più grandi ai maggiori livelli di anidride carbonica nell’aria, che inducono le piante a produrre più zuccheri e amidi (crescono più velocemente ma producono meno sostanze nutritive). Sono state proposte diverse soluzioni, dalle colture OGM agli ammendanti sintetici, fino alle fattorie sotterranee.

Un gruppo di ricercatori agricoli, tuttavia, sostiene che la risposta al calo dei nutrienti possa essere più semplice: l’agricoltura rigenerativa. Questa “si concentra sulla creazione di materia organica ed ecosistemi nel suolo”, afferma Francesca Brkic. “La domanda è: questo comporta quindi un maggiore apporto nutrizionale?”.

 

I RISULTATI DELLA RICERCA

Il suo lavoro, condotto in collaborazione con l’Università di Lincoln, esplora come l’agricoltura rigenerativa influisca sulla densità nutrizionale. I ricercatori hanno analizzato una serie di prodotti e hanno scoperto che il ferro nel cavolo riccio poteva essere fino a 22 volte superiore nei campioni provenienti da aziende agricole rigenerative rispetto a quelle convenzionali, mentre il selenio (un antiossidante) nei piselli secchi era otto volte superiore e il folato (benefico per i globuli rossi) nelle carote era fino a 20.000 volte maggiore. […]

Il modo in cui il suolo viene trattato dall’agricoltura moderna potrebbe essere parte del problema. L’aratura e l’uso massiccio di sostanze chimiche – fertilizzanti, erbicidi e pesticidi – disturbano e addirittura distruggono le reti micorriziche del suolo, che stiamo appena iniziando a comprendere ma che consentono alle piante di assorbire i nutrienti dalla terra.

 

RIPRISTINARE GLI ECOSISTEMI DEL TERRENO

Il dottor David Montgomery, geologo statunitense e coautore del libro What Your Food Ate, afferma che abbiamo bisogno di un’agricoltura rigenerativa per rimediare agli errori dell’agricoltura “degenerativa” che ha contribuito a sostenere il boom demografico del dopoguerra, ma che nel contempo ha compromesso la salute del suolo.

“Sono stati proprio i ‘camionisti’ e i ‘minatori’ microbici presenti nei nostri suoli a essere messi fuori gioco dall’agricoltura convenzionale”, afferma. «Le pratiche rigenerative che trattano il suolo come un ecosistema possono riportare al lavoro quei minatori e trasportatori». […]

 

LE CONFERME DELLA RICERCA SCIENTIFICA

Altri studi confermano questi risultati. Un’ampia rassegna della letteratura condotta dall’Università di Newcastle nel 2015, ad esempio, ha rilevato che passare al consumo di frutta, verdura e cereali biologici – e di alimenti a base di essi – fornirebbe antiossidanti aggiuntivi equivalenti al consumo di una o due porzioni in più di frutta e verdura al giorno. Il programma di studi pluriennale del Bionutrient Institute ha analizzato migliaia di campioni e ha scoperto che la correlazione positiva più forte con un elevato valore nutrizionale era rappresentata dall’attività biologica e dallo stato di salute generale del suolo. […]

 

LE CRITICHE ALL’AGRICOLTURA RIGENERATIVA

L’agricoltura rigenerativa ha molti critici. Dipende molto meno dalla meccanizzazione e dai prodotti agrochimici e può richiedere più manodopera (pertanto è spesso considerata meno conveniente dal punto di vista economico). È inoltre soggetta al greenwashing (fenomeno sempre più diffuso, come hanno dimostrato alcuni studi) e, in ambito nutrizionale, i professionisti del settore medico sostengono di avere già abbastanza difficoltà a convincere i propri pazienti a consumare una quantità sufficiente di frutta e verdura senza costi aggiuntivi.

Una scettica, la dottoressa Naheed Ali, sottolinea il fenomeno dello “spostamento alimentare”, in cui un individuo percepisce un alimento come avente un valore nutrizionale superiore a quello effettivo a causa delle sue presunte caratteristiche sostenibili o rigenerative e, di conseguenza, potrebbe consumarne una quantità molto minore. “Questa convinzione”, afferma Ali, “può portare a un apporto inadeguato di importanti macronutrienti e micronutrienti. Nella mia pratica clinica, vedo spesso esempi di questo tipo di ragionamento».

 

IL DIBATTITO SULLA SCALABILITÀ

Inoltre, alcuni scienziati del suolo, come il prof. Ken Giller e i suoi colleghi, ritengono “improbabile” che l’agricoltura rigenerativa possa essere implementata in modo tale da sfamare in modo affidabile gli 8,3 miliardi di persone del mondo (e il numero è in crescita) ottenendo al contempo benefici ambientali.

Montgomery non è d’accordo. “Sono fiducioso che l’agricoltura rigenerativa possa espandersi perché non dipende da pratiche o attrezzature particolari. Ciò da cui dipende è una filosofia specifica: l’idea di costruire la salute del suolo come stella polare dell’agricoltura”, afferma.

 

(StartMagazine)

 

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