Venerdì 9 ottobre 2026
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L’Italia dei forti divari. I dati Istat sulle spese familiari non creino illusioni. Siamo incapaci

Articolo · Vincenzo Donvito Maxia ·

Nel 2025, la spesa media (equilibrio aritmetico di tot spesa per tot soggetti) mensile delle famiglie italiane si attesta a 2.782 euro, stabile rispetto al 2024 (+1,0% in valori correnti).

La spesa mediana (valore medio) è invece pari a 2.338 euro, a dimostrazione del fatto che la maggior parte delle famiglie spende una cifra inferiore alla media. 

Forte il divario territoriale col picco di 3.444 in Trentino-Alto Adige e 1.975 in Puglia.

La spesa per il cibo a 25,4% nel sud contro il 17,7% del nord.

Quasi un terzo delle famiglie (29,4%) dichiara di aver limitato la spesa per il cibo.

La spesa dei single è l'unica in crescita (+7,2%).

Divario di spesa tra famiglie di soli italiani (2.859 euro) e famiglie con stranieri (2.074 euro).

Circa 4,8 milioni di famiglie vivono in affitto (media di 438 euro/mese), mentre 3,4 milioni pagano una rata del mutuo (media 565 euro/mese).

La disuguaglianza resta elevata: il 20% di famiglie più benestanti sostiene il 39,2% della spesa totale equivalente, mentre il 20% più povero solo l'8,2%.

 

L'illusione del dato medio

I dati mostrano come il valore della spesa media (2.782 euro) offra una visione distorta ed eccessivamente ottimistica della realtà economica delle famiglie.

Come ricordava il celebre poeta Trilussa nella sua poesia sulla Statistica: "Me spiego: da li conti che se fanno / seconno le statistiche d'adesso / risurta che te spetta un pollo all'anno / e, se no entra nelle spese tue, / t'entra nella statistica lo stesso / perché c'è un altro ch'ne magna due."

 

Nel rapporto e’ evidente un paradosso statistico:

  1. Media vs Mediana: Il fatto che la mediana (2.338 euro) sia inferiore alla media di ben 444 euro dimostra che la distribuzione della ricchezza è asimmetrica e schiacciata verso il basso. Pochi soggetti ad altissima capacità di spesa alzano artificialmente la media generale.

  2. Polarizzazione reale: Parlare di una spesa media di circa 2.800 euro cancella le grandi differenze tra un nucleo del Trentino-Alto Adige (3.444 euro) e uno della Puglia o Calabria (circa 2.000 euro), o tra famiglie di soli laureati (3.714 euro) e famiglie di stranieri (1.772 euro).

In sintesi, affidarsi al solo dato medio rischia di nascondere il fatto che, mentre una minoranza mantiene elevati standard di consumo, una quota consistente della popolazione fatica a coprire anche solo i beni di prima necessità.

 

E purtroppo questi dati sono la conferma che il forte divario tra nord e sud continua e nonostante ogni governo dica di impegnarsi in merito, le statistiche registrano incapacità che, a suo modo, sono le stesse che l’Italia affronta in questi mesi dove non riesce a non rendere drammatica la crisi energetica. Se il divario nord/sud è una costante, figurati come peggiorerà in un Paese con l'economia familiare che galleggia con tendenza al ribasso,  l'inlfazione in crescita a 4,2%.

 

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

 

 
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