Italia unita. Il filo delle droghe illegali

A Catania, nonostante l’isolamento dal continente e dal resto del mondo grazie alla chiusura dell’aeroporto causa la consueta eruzione dell’Etna, c’è un’attività che non conosce blocchi, lo spaccio di stupefacenti, Che ovviamente arriva non solo dall’aeroporto ma dalle piantagioni della Sicilia che, nonostante ogni tanto vengono rinvenute con blitz sempre esaltati dai politici di ogni tipo verso le forze dell’ordine che giocoforza fanno il loro dovere, si moltiplicano aggiungendosi agli arrivi via mare e dagli altri aeroporti.
Attività che come ogni fine settimana, ci fornisce lo spaccato dell’unità d'Italia.
Dalla capitale dell’altra grande isola, Cagliari in Sardegna, dove fa grande notizia per i pacchi - origine Spagna - sequestrati alle Poste… come se non bastassero le produzioni regionali di vario tipo che, per abitudine o meno, non fanno notizia più di tanto se non su qualche cronaca locale delle due città metropolitane e delle sei province che, anche sulla questione droga, dovrebbero garantire ordine e sicurezza.
Poi è il solito grande filo che va da Palermo a Torino, passando per Salerno, Cremona, Latina (mille piante di marijuana), Lecce (dove si è tentato di introdurre sostanze in carcere e dove, ovviamente, non si fa fede alla possibilità che i carcerati potrebbero consumarne come avviene in Canada, dove forniscono anche cannucce salubri per sniffare in sicurezza).
Il filo continua tra Grosseto, Torino (dove i festini con sostanze illegali, grazie anche alla turpitudine del proibizionismo, diventano anche luoghi in cui fare a pezzi esseri umani), Verona, Cosenza (anche qui nel carcere di Rossano), Formia, Terni, Roma, Poggibonsi (Si), Reggio Emilia, Nuoro, Genova, Arezzo, Napoli, Pistoia, Ancona, Pisa, Viareggio …. e tutti quegli altri paesi e città dove consumi e spaccio di sostanze illecite è consuetudine come un piatto di pastasciutta al pomodoro.
Una situazione che corre il rischio (se già così non sia e - magari - ce ne siamo poco accorti), soprattutto in Italia dove il ritmo della vita spesso segue il ritmo delle consuetudini anche se queste violano le leggi, di diventare come nella provincia della British Columbia (Canada).
Ok, lì, nel vecchio nuovo mondo, sono preoccupati perché i benefici attesi dal progetto pilota di decriminalizzazione del possesso di piccole quantità di droghe pesanti, stanno finendo per erodere il sostegno pubblico alle legalizzazioni. Ma questa erosione è simile a quella nel nostro Belpaese, dove la depenalizzazione dei consumi “distrae” consumatori (sereni perché le loro sostanze le trovano comunque, sempre e a basso rischio), autorità di polizia (routine di sequestri e arresti) e autorità politiche. Queste ultime assuefatte a quel 34% di detenuti che sono dentro per droghe, contenti perché non sono il 56% come i detenuti per reati contro il patrimonio. E che, per capire l’andazzo, invece di far diminuire alla radice il fenomeno, lo assimilano alla quotidianità, facendo costruire più carceri, come se fossero case popolari.
Chissà come e se il nostro ministro della Giustizia, Carlo Nordio, presente ad un incontro in corso ad Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti), organizzato dall'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine - UNODC fino al 1 Ottobre, terrà conto e farà proposte o si schiererà per trovare soluzioni e dipanare il filo che unisce l’Italia, simile se non peggio a quello che unisce ogni singolo Paese, regione e continente.
Qui il riepilogo di Aduc sui danni del proibizionismo italiano nella scorsa settimana
Aduc edita un quotidiano online sulle droghe illegali
Qui il video sul canale YouTube di Aduc