La Rai latita in governance, ma nessuno se ne accorge

La Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, l’organismo che dovrebbe garantire l’indipendenza e il pluralismo del servizio pubblico, è di fatto azzerata. Si sono dimessi prima tutti i componenti dell’opposizione e poi, in risposta, anche quelli della maggioranza. È l’epilogo di uno stallo politico che va avanti da quasi due anni e che ha impedito alla commissione di svolgere una delle sue funzioni principali: ratificare la nomina del presidente della Rai e vigilare sull’attività dell’azienda.
La pietra dello scandalo è l’elezione a presidente di Simona Agnes, indicata dalla maggioranza e non gradita all'opposizione. Essendo necessaria per la nomina una maggioranza di due terzi, tutto latita. A nulla sono serviti gli appelli del presidente della Repubblica e uno sciopero fame/sete dell’on.Roberto Giachetti, che aveva smesso a fronte di garanzie sul superamento dello stallo.
Due anni. Ci si domanda perché l’opposizione non si fosse dimessa prima, ma probabilmente giocava con la maggioranza per dimostrare chi è più tenace.
Qualcuno se n’è accorto? Ballerini e giornalisti hanno fatto quello che volevano, trasformando le trasmissioni in appendici dei loro sogni più reconditi e trasgressivi? No. Tutto ha funzionato come avrebbe dovuto essere: spazi per tutti, misurandoli col fatto che al governo c’è il cosiddetto centrodestra, e quindi va maggiormente considerato.
Anche all’interno nessuna fuga liberatoria dal controllo partitocratico. Per esempio, in un bando per la fornitura di servizi giornalistici da parte delle agenzie, oltre ai normali requisiti di legge, è richiesta anche l’iscrizione obbligatoria dei giornalisti alla Fnsi, il sindacato unico dei giornalisti… roba da Cina e Russia. Tutto in linea. Presidente o non presidente.
Quindi, a che serve la signora Agnes o chi per lei? Forse perché la maggioranza si senta importante e la minoranza si senta oppressa… e ce lo comunichi attraverso i tg di Stato.
Noi utenti del servizio pubblico, pagato con l’imposta/canone, osserviamo e continuiamo a meravigliarci che non ci sia la volontà di questa commissione di non confermare di essere inutile. Non solo, ma anche la volontà politica di tutti i decisori a modificare la situazione, perché il servizio pubblico sia dato in appalto ad un privato che dovesse vincere una gara. E se il vincitore/gestore fa cose che non dovrebbe fare, fosse mandato a casa, facendo spazio ad un suo successore. Insomma una logica aziendale e non politica, rispetto alla quale anche il servizio fosse legato alla professionalità e non alla capacità di quest’ultima di armonizzarsi col potere politico.
Una buona occasione perché tutti coloro che hanno un apparecchio tv collegato al digitale terrestre, valutino l’opportunità di non continuare a pagare l’imposta/canone, ma si informino liberamente dalla grande offerta che oggi è nell’etere e nei cavi.
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