Requiem per un giovane rider e non solo. Quante giovani vite pezzate sulle strade negli ultimissimi tempi!

La notizia la riporta ”La Stampa” del 30 giugno, ma l’incidente mortale che ha portato via Andrea Salvati, 18 anni compiuti a febbraio, è avvenuto domenica 28 sera.
Aveva consegnato l’ultima pizza, a Poirino (To), sotto la pioggia battente, e rientrava in pizzeria, quando ha perso il controllo del ciclomotore e si è schiantato contro una rotonda col torace schiacciato dal suo stesso mezzo. L’ambulanza del 118 è arrivata celermente e il giovane è stato portato al CTO di Torino, dove le sue condizioni sono precipitate velocemente, impedendo ai medici di salvargli la vita.
Alla condizione dei rider si è già accennato qui di recente con la storia del giovane
egiziano picchiato dai suoi clienti, ma, essi continueranno a rischiare la vita, finché non sarà approvata e messa in vigore una legge che consideri responsabile delle loro ferite e della loro morte chi li ha mandati allo sbaraglio in ore notturne o con condizioni climatiche pericolose (nella quale definizione, oggi, vanno inserite anche le ore più calde).
Ci vuole tanto a farne una, che potrebbe avere l’approvazione di tutti i partiti? O anche qui il governo teme di perdere i voti di chi sfrutta queste situazioni?
La tragedia, tuttavia, non si ferma ai rider, ma, negli ultimi tempi sembra che specialmente i giovani siano il facile bersaglio di una roulette russa sulle strade – vittime e anche, ahimè, colpevoli di incidenti mortali. E pure qui bisogna prendere in considerazione gli effetti del bollore insostenibile, anche notturno, sull’attenzione di chi è al volante, e la capacità del mezzo di rispondere a sollecitazioni estreme (pensare agli pneumatici).
Dal 21 giugno a ieri sono stati segnalati, su diverse testate giornalistiche, molteplici incidenti stradali con feriti e anche morti.
Il primo giorno d’estate, a Senago, nel milanese, una ragazza e due ragazzi di diciassette anni sono morti in un’ auto che è finita in un canale, mentre altri tre sono rimasti feriti. Sulla Audi Q2, guidata da un diciottenne, risultato positivo al primo alcoltest, viaggiavano in nove e nessuno pare indossasse le cinture di sicurezza.
Tra il 28 e il 29 giugno si contano diversi altri incidenti. Domenica 28 sera è morta nel messinese, investita da una moto, una quindicenne. Ma, all’alba, in provincia di Mantova, un diciannovenne, alla guida di una Panda, aveva perso la vita nello scontro con un autoarticolato in provincia di Modena.
E nella notte, nel Catanzarese, è morto sul colpo un giovane di 20 anni, che viaggiava su una Lancia Y; è andato a sbattere con violenza contro un albero.
La stessa notte è morto, sempre in Calabria, ma a Cutro, un diciottenne che guidava una Volkswagen Golf col solo foglio rosa. Anche lui è andato a sbattere contro un albero che si è schiantato per la violenza dell’impatto, mentre l’auto capotava. I due amici che erano con lui sono rimasti feriti, ma, pare, non gravemente.
In ognuno di questi casi Polizia Stradale o Carabinieri sono impegnati a ricostruire la dinamica degli incidenti, anche di quelli che sembrano “autoprodotti”.
Resta in noi che leggiamo una grande pena. Evidentemente, qui non servono leggi più severe, perché ci sono. Serve piuttosto una educazione al rispetto per la vita, la propria e quella degli altri, serve abbassare i toni dei dialoghi, quelli delle parole parlate e quelli sui social, dove troppo spesso prevale l’idea che, più aggressivi siamo, più vincenti siamo, più ci crediamo imbattibili e più lo siamo per davvero.
Enormi sciocchezze – la verità è che tutti quanti siamo fragili, siamo fallibili, perché siamo esseri umani. E lo si constata con enorme chiarezza quando a essere colpito è il nostro corpo di carne. Ma perché aspettare di giacere in un ospedale per capirlo, o di fronte alla bara di un amico? E’ molto meglio pensarci prima, con umiltà - che è una grande virtù e che ci rende capaci di far fronte a qualunque (brutta) sorpresa.