Giovedì 22 ottobre 2026
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Si fanno meno figli. Perché dovrebbe essere altrimenti?

Articolo · Vincenzo Donvito Maxia ·

Nel 2025 - dati Istat - ci sono state circa 14mila nascite in meno. Mentre il numero medio di figli per donna si assesta a 1,14 (rispetto a 1,18 del 2024). Nei primi sette mesi di quest’anno la fecondità cala a 1,13.

 

Fotografia che non potrebbe essere altrimenti: le politiche istituzionali per una eventuale inversione sono inefficaci perché basate su bonus che, per la loro durata limitata (e non potrebbe essere altrimenti), non sono un invito a costruirsi una famiglia che, finiti i bonus, deve continuare a vivere il dramma della casa, dell’inflazione, dell’occupazione, degli stipendi che sono tra i più bassi dei Paesi Ocse, e di un trend ecologico e qualitativo negativo che scoraggia.

 

Questo accade  proprio perché le famiglie di oggi sono più istruite e attente ad inserirsi in una società che elimini le discriminazioni patriarcali (crescono i nati a cui viene assegnato il doppio cognome) e culturali (crescono i nati da coppie miste tra italiani e non).

 

Questi dati riescono ad essere limitatamente preoccupanti perché, nonostante restrizioni agli immigrati, il saldo migratorio risulta positivo: nel 2025 sono arrivati in Italia oltre 383.000 nuovi immigrati, mentre circa 35.000 persone hanno lasciato il Paese. 

 

Dovremmo perciò essere tranquilli? No. Perché gli immigrati quando arrivano si accontentano di situazioni precarie di case, lavori e servizi che gli autoctoni non accettano più. Ma dopo un po’ di tempo anche gli immigrati, soprattutto i figli che crescono/nascono qui, maturano giustamente esigenze non più di serie B, e contribuiscono ai dati negativi.

Inoltre va considerato che i dati del calo della fertilità riguardano i residenti tutti (ex-immigrate incluse) che, per l’appunto, quelle che sono in Italia già da un po’ di tempo mostrano giustamente di non rassegnarsi alla precarietà, e lo manifestano contribuendo al calo della fertilità.

 

La demografia è scienza non dentro una scatola. Ma risultato dell’andamento di qualità e quantità dell’intera popolazione. Una sorta di tessera di un puzzle che deve incastrarsi ed armonizzarsi con le altre tessere. Se le donne decidono di fare meno figli non è per egoismo e - come direbbero i maschilisti - perdita della loro vocazione, ma solo perché - anche e soprattutto rispetto ad uomini che percepiscono in modo fisicamente limitato la genitorialità - hanno maggiore sensibilità sociale ed economica. Dovrebbe spettare a chi governa e alle istituzioni tutte dare loro questa fiducia, ma sembra che siamo in alto mare nel bel mezzo di una tempesta, con nocchieri e capitani di navi che sono lì lì per affondare.

Certo, non dipende solo dalla politica nazionale, visto che, per esempio, anche i Paesi scandinavi hanno numeri di fertilità simili ai nostri.

Ma se, per esempio (caso estremo), in un Paese come Israele la fertilità è a 2,7 (ben al di sopra della  cosiddetta soglia di sostituzione dei Paesi sviluppati, 2,1), ci sarà pure un motivo. Gli israeliani, in un Paese sviluppato tutt’altro che politicamente tranquillo, hanno forte fiducia verso le istituzioni, pur con le enormi differenze che ci sono al loro interno (molto più laceranti delle nostre: ebrei, musulmani, cristiani, drusi. beduini, etc). Sarà forse che gli israeliani hanno maggiore senso dello Stato e dell'impegno di quest'ultimo per i loro interessi che non altri Paesi sviluppati?

Il concetto che evidenziamo non è quello di una “israelizzazione” dei Paesi, ma quello di Paesi che riescono a crescere avendo una prospettiva del futuro…. che, con le dovute differenze, è quello che ci chiedono gli studenti non-violenti in questi giorni.

 

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

 

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