Martedì 20 ottobre 2026
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Starlink e piattaforme USA: non possiamo affidare l'Europa all'umore di pochi miliardari

Articolo · Pietro Moretti ·
Margo Martin - Wikimedia
Foto: Margo Martin — Wikimedia (Public domain)

Cosa succede se un'importante azienda italiana o europea, in concorrenza con un colosso americano, dipende da Starlink? Succede che la sua connessione, la sua operatività, a volte la sua sopravvivenza, sono nelle mani di un'azienda privata che risponde a un solo uomo e a un solo governo. E se in un momento cruciale quel servizio misteriosamente rallenta o si interrompe, con chi rivalersi, con un contratto che nessuno ha il potere di far rispettare in tempo utile? Noi crediamo che questo rischio sia inaccettabile, e che chi ha a cuore la sovranità dell'Europa debba dirlo chiaramente.


Non è fantasia, è cronaca. Il 14 ottobre funzionari ucraini hanno denunciato che SpaceX ha imposto senza preavviso restrizioni a Starlink, compromettendo le operazioni con i droni mentre il Paese è sotto attacco di migliaia di missili e droni russi. Secondo Reuters, la Casa Bianca avrebbe approvato la riduzione dei servizi Starshield, mentre Trump nega ogni responsabilità, sua e di Musk. Secondo The Telegraph, è stato Musk a suggerire questa misura. Chiunque abbia deciso, il punto resta: la connettività di un Paese può essere ridotta da un giorno all'altro, senza preavviso, a seconda di come si sveglia il miliardario di turno, sia egli un privato o il presidente degli Stati Uniti.


E non è solo Starlink. Il 17 ottobre Meta ha sospeso per circa 90 minuti l'account Instagram del movimento No Kings nel pieno di una giornata nazionale di manifestazioni contro il presidente Trump, poi si è scusata parlando di errore di un sistema automatico. In Brasile, nel pieno della campagna elettorale, secondo Folha de S.Paulo messaggi interni di dipendenti Meta ammetterebbero che gli account di Lula erano stati penalizzati da restrizioni, e un giudice elettorale ha imposto a Meta di non limitare la visibilità dei candidati; Meta nega. Gli spot del documentario "Musk" sono stati rifiutati inizialmente da TikTok, Meta, YouTube e X, poi Meta e YouTube hanno fatto marcia indietro.

 

Episodi diversi, spiegazioni più o meno credibili. Ma il quadro è chiaro, e lo diciamo senza giri di parole: poche piattaforme private, quasi tutte americane, decidono cosa vediamo, chi può raggiunge il pubblico e quando, e noi cittadini europei non abbiamo e non dobbiamo avere voce in capitolo.


Poi c'è il segnale politico, ed è il più grave. In un'intervista al Financial Times, l'ambasciatore statunitense presso l'Ue, Andrew Puzder, ha avvertito che le imprese europee rischiano ritorsioni dagli effetti devastanti sul mercato americano se Bruxelles riserverà agli operatori europei una parte dello spettro per i collegamenti diretti tra satelliti e smartphone. Il messaggio è inequivocabile: restate nostri clienti, o la pagherete cara. Un'Europa che prova a costruirsi le proprie infrastrutture, pur con colpevole e inescusabile ritardo, non può accettare di essere minacciata per questo.


Chiediamo quindi a Governo, Parlamento e Commissione UE di accelerare, subito. IRIS2 è passato il 7 agosto alla fase di realizzazione, ma i primi lanci sono previsti solo nel 2029: troppo poco. Servono investimenti pubblici massicci, acquisti coordinati, scelte coraggiose a favore degli operatori europei, e l'applicazione rigorosa delle regole europee sulle piattaforme, senza farsi intimidire.

 

Per i servizi essenziali (sanità, soccorsi, infrastrutture, imprese) vanno imposti per legge requisiti di continuità e più fornitori, mai uno solo.


Ai consumatori e alle imprese diciamo di aprire gli occhi: non mettete tutto su un'unica rete o su un'unica piattaforma, specialmente se provengono da un Paese sempre più inaffidabile e ostile, almeno per ora. E quando scegliete un servizio digitale, riflettete: il prezzo da pagare non è solo quello che appare in pubblicità, ma anche la vostra indipendenza e la vostra libertà.

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