Sabato 11 luglio 2026
Menu

ABOLIRE I SALDI! SAREBBE LA FINE DELL'IPOCRISIA. LETTERA AI LEGISLATORI

Comunicato ·

Firenze, 6 gennaio 2004. Cominciano le vendite a saldo e cominciano gli affari per consumatori e commercianti? Sembrerebbe di si', almeno stando ai dettami della legge. Ma, quante volte la legge non corrisponde -o addirittura e' un freno- alla quotidianita'? Crediamo che nel caso dei saldi, siamo proprio in presenza di uno di questi casi.
Chi, cliente di questo o quell'altro negozio di abbigliamento, non ha ricevuto a casa un messaggio o una telefonata che lo avvisava che gia' da prima dei fatidici saldi sarebbe potuto andare a fare acquisti con prezzi scontati agli stessi livelli dei saldi? E chi, prima e durante le ultime feste, entrando in un negozio non ha notato prezzi scontati o commessi che ad un minimo interesse facevano presente che ai prezzi riportati sui cartellini, c'era da applicare uno sconto di x%? Crediamo sia capitato a molti.
E' il segnale di un mercato che e' completamente diverso rispetto alle regole che lo disciplinano. Un mercato che, proprio come dovrebbe essere in un regime di liberta', segue e si modella sulle domande del consumo e dell'offerta, e non con prevalenza di quest'ultima, come invece succede nella logica dei saldi.
I consumatori sono molto maturati in questi ultimi anni, e i loro comportamenti non sono solo dettati dall'offerta e dalla relativa pubblicita'. Oggi fanno i conti in tasca con molta piu' attenzione. I commercianti che hanno applicato la regola 1 euro = 1000 lire, non si sono resi conto che avrebbero fatto male a se stessi: della loro avidita' predatoria del momento, dopo poco tempo, ne hanno raccolto i frutti, e i giri d'affari di queste feste hanno registrato livelli negativi per tutti.
Va da se' l'anacronismo di una amministrazione che ci deve dire quando possiamo acquistare risparmiando. I risultati positivi di un'assenza di queste regole sarebbero per consumatori e commercianti, liberi di vendere e di acquistare e quindi di fare il mercato piuttosto che subirlo: nell'era dell'informazione totale e della globalizzazione dei mercati e degli scambi, l'esistenza di queste regole serve solo a penalizzare i rapporti economici locali e diretti.
Ma, soprattutto, sarebbe la fine dell'ipocrisia di norme che vengono legalmente (e' forse vietato fare uno sconto ai propri clienti?) e illegalmente (quante promozioni sono segnalate alle autorita'?) aggirate da chiunque, pena la crisi piu' nera.
In genere le associazioni dei commercianti oppongono a questa abolizione/liberalizzazione il motivo che non ci sarebbero piu' le vendite a prezzo pieno. E, come sempre, hanno gli occhi rivolti all'indietro. Si rifiutano di prendere atto di una situazione diversa, che richiede la dinamica consumo/offerta in ogni transazione e non piu' a comando. Il prezzo fisso o pieno non ha piu' senso. Lo aveva quando c'era un buon rapporto di fiducia tra commercianti e consumatori. Ma oggi non c'e' piu'. Sia perche' i consumatori sono piu' consapevoli, sia perche' i commercianti hanno tirato troppo il filo e alla fine si e' rotto. Quindi, per evitare di farsi tutti male, non c'e' che da ripristinare il commercio cosi' com'era all'origine: un continuo contrattare che non conosceva per niente il concetto di prezzo fisso, figuriamoci le stagioni dei saldi uguali per tutti.
E' chiaro che per far questo occorre intervenire a livello legislativo nazionale e regionale. Percio' abbiamo inviato questa nota a tutti gli assessori regionali al commercio, nonche' al ministero delle Attivita' Produttive. Che ne traggano le necessarie e dovute conseguenze.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →