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Comunicato
·
6 aprile 2002
LE ETICHETTE SONO SOLO INDICATIVE?
CONSUMARE NELL'OTTICA DEL "RISCHIO ACCETTABILE"
Firenze, 6 Aprile 2002. L'Istituto zooprofilattico di Torino ha trovato ingredienti di organismi geneticamente modificati in una bevanda a base di soia prodotta vicino Bologna. Il campione era stato prelevato dai Nas dei Carabinieri in un negozio torinese. La bevanda si chiama "SoloSoia", ed e' commercializzata dall'azienda "Alce Nero" con una etichetta che la presenta come un prodotto di agricoltura biologica, con tanto di vaglio di un centro di controllo di Bologna. Il procuratore aggiunto Raffaele Guarinello ha aperto un procedimento per frode in commercio e vendita di sostanza alimentari non genuine.
Interviene il presidente dell'Aduc, Vincenzo Donvito.
Ci auguriamo che l'azienda "Alce Nero" sia caduta dalle nuvole apprendendo questa notizia, ma cio' non toglie che la situazione e' questa, e non tutela i consumatori.
Cosa succede? Il riferimento sull'agricoltura biologica e' il regolamento comunitario 2092/91, mentre sugli allevamenti biologici e' il regolamento sempre comunitario 1804/99, recepiti da atti amministrativi del nostro ministero che, a sua volta ha demandato a degli organismi certificatori (10 associazioni private) autorizzati ad attestare le procedure per cui un'azienda si possa fregiare del marchio biologico. Quindi queste aziende immettono sul mercato prodotti col marchio biologico, ma che, non essendoci un controllo analitico del prodotto diffuso, puo' succedere quello che e' stato rilevato dai Nas di Torino. E il problema e' tutto in questo "puo' succedere", perche' la situazione della presenza degli Ogm e' tale che, probabilmente, siamo arrivati ad un punto di non ritorno: un'azienda puo' aver coltivato la soia con tutti i crismi del biologico, ma niente esclude che, per esempio, le feci di un uccello o le polveri portate dal vento siano con Ogm, dando il loro contributo a modificare la composizione biologica del prodotto.
Ovviamente stiamo scontando anni e anni di ritardi e approssimazioni in materia, con ministri del settore talvolta piu' preoccupati dell'equilibrio delle situazioni piuttosto che dell'informazione ai consumatori. Un contesto in cui, con i fatti di oggi, c'e' la conferma che le etichette sono puramente indicative, perche', al di la' di tutta la buona volonta' che un produttore ci possa mettere, resta il fatto di una situazione che sfugge a chiunque. E una conferma, inoltre, che cio' che mangiamo non e' mai sicuro al 100%, per cui dobbiamo consumare con l'ottica del "rischio accettabile", in cui i prodotti certificati come biologici sicuramente diminuiscono questo rischio, ma non lo eliminano.
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