Martedì 14 luglio 2026
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Giustizia per due lavoratori vittime di soprusi perché non italiani

Articolo · Annapaola Laldi ·

Nel breve giro di due giorni gli organi di informazione, tra cui “La Stampa”, hanno riportato due fatti molto importanti, anche se di diverso peso.

1 - Parto da quello drammatico, sì, ma non tragico, cioè l’arresto degli aggressori di Mohamed Elsisi , rider e studente egiziano, studente al Politecnico di Torino, di cui abbiamo scritto in questa rubrica il 18 maggio scorso (Storia del rider picchiato che rinasce alla speranza).

Ebbene, pochi giorni fa i Carabinieri  della stazione Po Vanchiglia di Torino hanno eseguito due ordinanze di custodia in carcere, emesse dal gip del Tribunale su richiesta della Procura, arrestando un ventottenne senza fissa dimora e una ventenne di Orbassano, ritenuti responsabili dell’aggressione di Elsisi la notte tra il 29 e il 30 aprile scorso, insieme con un terzo complice ventiseienne, già in carcere per altro reato.

Intervistato su questo fatto, lo studente egiziano ha parlato di una notizia meravigliosa che aspettava fin dal giorno dell’aggressione, e ha colto l’occasione per ringraziare chi gli ha dimostrato tanta solidarietà fino a procurargli un posto di lavoro da Envipark.

 

2 - Dall’altra c’è invece la severa condanna comminata dalla Corte d’Assise di Latina ad Antonello Lovato, l’imprenditore agricolo accusato della morte per dissanguamento di un suo dipendente indiano (ovviamente con paga da fame al nero),  a cui un macchinario artigianale avvolgi -plastica per meloni  aveva tranciato un braccio, in quanto, invece di chiamare i soccorsi, ne aveva trasportato il corpo lontano dal luogo dove si era consumata la tragedia.

Il giovane abbandonato come un rifiuto si chiamava Satnam Singh , veniva dall’India ed era di etnia sikh. Trovai la notizia su “La Stampa” del 20 giugno 2024   e vi fermai la mia attenzione, atterrita dalla disumanità che lo aveva ucciso, sottolineando che “era un essere umano esattamente come noi, che proveniva dall’India e che, sicuramente con un viaggio periglioso, che lo aveva indebitato coi trafficanti di esseri umani,  aveva cercato in Italia un futuro migliore, trovandovi, invece, solo uno sfruttamento feroce e il disprezzo di coloro che si arricchivano alle sue spalle e alle spalle di tutti gli immigrati abbandonati a sé stessi”. La morte di Singh non passò sotto silenzio, perché un collega di lavoro segnalò il fatto a un sindacato che lo denunciò alla magistratura, facendo così aprire un’inchiesta sul caporalato. La giovane vedova, che non voleva credere alla morte del compagno, fu sostenuta per lungo tempo da una sindacalista che si mise a sua disposizione.

E’ stato grazie a questa mobilitazione se oggi possiamo dire che, se Satnam Singh non potrà riavere la vita, avrà però giustizia.

Infatti, come già accennato, la Corte di Assise di Latina ha comminato, in primo grado, ad Antonello Lovato sedici anni di reclusione, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, e l’interdizione legale durante l'esecuzione della pena per omicidio volontario con dolo eventuale, mentre è, invece, ancora nella fase dibattimentale il processo allo stesso imprenditore di Latina e al padre Renzo per il reato di sfruttamento dei lavoratori.

Sul fronte civile, Lovato dovrà risarcire i danni morali e materiali subiti dalle parti civili, tra cui la moglie con 120mila euro e altri parenti per ulteriori 90mila euro.

Le motivazioni della sentenza saranno conosciute tra novanta giorni.

I commenti che ho letto su altri organi di stampa esprimono soddisfazione per questa condanna, ma osservano, tutti quanti, che non è affatto diminuito il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento bieco di mano d’opera a bassissimo costo, anche perché di solito essa è formata da immigrati clandestini.

Ma pure chi è in regola col permesso di soggiorno non se la passa bene, come attesta la strage di Amendolara del primo giugno scorso , dove due immigrati pakistani al soldo della mafia dettero fuoco a un pullmino che trasportava quattro afghani e un pakistano, dove morirono, bruciati vivi, tre afghani e un pakistano. L’unico sopravvissuto, ustionato e con un braccio rotto, denunciò l’accaduto e fece i nomi degli autori dell’agguato, il motivo del quale consisteva nell’eliminare dei lavoratori che avevano chiesto più soldi o un contratto di lavoro.

 

Desidero terminare ricordando che, quando si diffuse la notizia della morte di Satnam Singh, nel giugno 2024, vi fu una presa di posizione della Camera e della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la quale ebbe a dichiarare «La morte Satnam Singh è atroce. L'Italia peggiore che lucra sui migranti».

Che cosa ha fatto Giorgia Meloni da due anni a questa parte su questo grave problema che getta fango sull’Italia tutta? Niente. Se non cominciare a parlare di cacciare fuori dall’Italia i migranti, non solo quelli non in regola col permesso di soggiorno, ma perfino quelli che hanno avuto la cittadinanza italiana.

E la chiusura arbitraria, a Firenze e Roma, degli uffici della Questura, pur biasimati dal Tribunale di Firenze e dalla Corte d’Appello di Roma, fa sì che chi vuole presentare domanda di protezione internazionale si trova davanti a un muro burocratico che, di fatto, impedisce l'esercizio di un diritto sancito dalla Costituzione e dal diritto europeo. Come documenta il Progetto Melting Pot Europa , le Questure italiane adottano con frequenza prassi arbitrarie che ostacolano o rendono impossibile la formalizzazione delle istanze di asilo. 

 

La domanda che incalza è questa: siamo un Paese civile? Lasciare che l’attuale Governo si comporti con questo disprezzo per chi giunge da noi in fuga da guerre, da carestie, da persecuzioni di vario genere, non ci muove a sdegno? E se siamo sdegnati, perché non lo diciamo forte e chiaro prima di seppellire la prossima vittima della nostra ignavia?

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