Mercoledì 15 luglio 2026
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LE BRIGATE ROSSE DI PAPEROPOLI

Comunicato ·



Firenze, 1 Aprile 2002. Riportiamo il testo di un intervento di Massimo Lensi, editorialista del portale dell'Aduc, sul sequestro di un sito Internet sulle Brigate Rosse:
Due siti "delle" Brigate Rosse sono stati oscurati nella giornata del 30 marzo. La Polizia di Stato e Postale, dopo due anni dalla loro nascita, ha chiuso il www.brigaterosse.it e il suo re-direct www.brigaterosse.com e sottoposto ad accertamenti Tommaso Fera che ne aveva registrato il dominio.
E’ vero che quando la magistratura brancola nel buio, come si legge nei romanzi "noir", errori e stupidaggini sono all’ordine del giorno, ma la storia dei siti oscurati e’ cosi’ ridicola, da poterla inserire con tutto rispetto nella serie delle indagini del Commissario Basettoni, l’amico di Topolino. Sarebbe perfido forse pensare che a distanza di tre anni dall’assassinio di D’Antona e di pochi giorni da quello di Biagi, la polizia avesse necessita’ di produrre qualche risultato degno di questo nome. Non si deve dimenticare che gli arresti effettuati solo pochi mesi fa si sono risolti in un nulla di fatto. Come non chiedersi pero’, e contemporaneamente chiedere ai magistrati, se ritenere i brigatisti cosi’ "bischeri" da mettere in rete un loro sito, organizzativo ed "inneggiante" dal nome brigaterosse.it, sia un passo in avanti nella ricerca della verita’. Ce li vediamo i brigatisti che si producono in una cosi’ sfrontata provocazione, invece di nascondere in rete, come e’ successo per molte altre organizzazioni terroristiche, i loro -se ci sono ovviamente- gruppi di discussione, criptandoli nelle mille forme che la odierna tecnologia suggerisce. Da due anni sul web poi .... con accessi che fino al giorno della uccisione di Biagi si contavano sulle dita di una mano, per poi innalzarsi, dopo il 19 marzo, a quasi mille contatti quotidiani. Meglio ripetere per chiarezza: dopo il 19 marzo, non prima ... con questo sovversivo sito da due anni on line.
Un sito, quello www.brigaterosse.it che semplicemente conteneva una parziale documentazione sul periodo degli anni di piombo, come altri siti in rete e come tanti libri e saggi di storici e saggisti che riportano le famose risoluzioni strategiche dell’organizzazione terroristica. Un sito che semplicemente voleva approfondire un periodo storico del nostro Paese, ancora avvolto da molte nebbie e troppi misteri. E cosa dire del forum di discussione presente in questo sito? Della pericolosissima sovversivita' dei messaggi di molte persone, anonime o meno, dal delirio brigatistico fino alla condanna dell’attentato? Anche in questo caso l'organizzazione invece di rivendicare l'azione attraverso vie oscure e di difficile tracciabilita', ha forse preferito lasciare chiari messaggi sul "suo" sito? Normale: come non averci pensato prima? A Paperopoli tutto questo e' plausibile. Ma i magistrati hanno forse conoscenza tecnica di cosa sia un forum di discussione in rete? E hanno forse dato una pur superficiale lettura ai forum in rete del dopo G8 di Genova?
Ma si sa, a chi amministra la giustizia a volte il pensiero leggero e’ necessario e le indagini di conseguenza possono oscurare anche la ratio di indagini che devono essere valutate con attenzione attraverso oggettivi riscontri, per evitare di dare in pasto alla stampa nazionale i consueti mostri da uccidere con campagne dai toni giacobini: "oscurato un sito "delle" Brigate Rosse, titolavano i maggiori quotidiani." Non sarebbe stato forse piu’ corretto scrivere un sito "sulle" Brigate Rosse? Ma questo puo' accadere, si sa, solo sulla Gazzetta di Paperopoli, mica nel nostro Paese in perenne caccia alle streghe e sempre affascinato dall'apologia di reato e dai teoremi del Commissario Basettoni.
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