ENEL: TRA BLACK OUT E PUBBLICITA'
Roma, 30 giugno 2003. "Portiamo la luce dove sarebbe piu' comodo non guardare". La foto rappresentava un barbone sdraiato ai piedi di una chiesa. E' questa la pubblicità dell'ENEL, apparsa ieri a piena pagina su alcuni quotidiani nazionali. Ironia della sorte la reclame appare in pieno periodo di interruzione dell'energia elettrica. La prima reazione e' stata quella di una fragorosa risata -dichiara Primo Mastrantoni, segretario dell'Aduc- perche', ci siamo chiesti, come poteva l'ENEL riuscire a far arrivare la luce sui sagrati delle chiese se non riesce a farla arrivare nelle nostre case? Proseguiamo nella lettura della propaganda. "Per risolvere i problemi, prima di tutto bisogna vederli.", dice l'ENEL. Gia', ma senza luce come si fa? Chissa' come hanno visto e risolto i problemi i cittadini rimasti chiusi negli ascensori o gli uffici che hanno visto la scomparsa improvvisa di documenti dai loro computer o i commercianti che hanno visto la merce deteriorarsi per l'interruzione della catena del freddo. "ENEL aiuta diverse organizzazioni caritatevoli nella difesa dei deboli, degli emarginati". Siamo felicissimi che l'ENEL promuova azioni caritatevoli, ma vorremmo che fosse altrettanto "caritatevole" con noi cittadini, che chiediamo di avere un servizio, che oltretutto paghiamo due volte: come azionisti, in quanto contribuenti visto che l'ENEL e' una azienda a capitale pubblico, e come clienti, con la bolletta elettrica. Ci preme una ultima considerazione: l'ENEL, per farci sapere che ha promosso iniziative sociali e culturali deve spendere decine di migliaia di euro dei nostri soldi in pubblicita'?
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