Martedì 7 luglio 2026
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LIBERALIZZAZIONI, PANETTIERI E GUERRA FREDDA

Comunicato ·

Roma, 17 Luglio 2006. Ci voleva il decreto Bersani per ricordare che una categoria, quella dei panettieri, vive ancora nell'Italia della "guerra fredda", del mondo diviso in due blocchi, quello occidentale e quello orientale, insomma quello che vide contrapporsi Usa e Urss. Insolito? No, perche' una norma, che risale al 1956, prevedeva l'autonomia regionale per la produzione del pane, fissando tetti produttivi e numero di panifici. Per dirla chiaramente, in ogni regione, in relazione ai consumi e alla popolazione, non si poteva produrre piu' di un determinato quantitativo di pane e non ci potevano essere piu' di un certo numero di panetterie. Allora si prevedeva una invasione delle truppe del Patto di Varsavia e, secondo il Piano Zeta, ogni regione doveva avere una capacita' autonoma di sopravvivenza, compresa quella della produzione dell'alimento base: il pane. Il contingentamento ha preservato la qualita' del pane, dicono i responsabili dell'associazione dei panettieri. A parte l'anacronismo storico, a nostro parere, e' vero esattamente il contrario perche' si e' impedita la concorrenza che e' il sistema migliore per aumentare la qualita' e diminuire il prezzo di qualsiasi prodotto. Ci permettiamo di consigliare ai panificatori di specializzarsi e consorziarsi. A Roma nelle panetterie di qualita' occorre mettersi in fila con il numeretto. L'indicazione e' chiara!
Primo Mastrantoni, segretario Aduc.
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