IL LIBERO MERCATO DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE UE
ECONOMIA DI UNO STATO AUTORITARIO CONTRO MERCATO E CONSUMATORI
Firenze, 24 Aprile 2002. Il presidente della Commissione Ue, Romano Prodi, in una intervista al quotidiano bavarese Sueddeutsche Zeitung ha delineato alcuni suoi concetti rispetto alle azioni economiche dell'Ue in un prossimo futuro. E, con la solita prudenza che lo contraddistingue, questa volta per non agitare le acque in vista del suo incontro con il premier tedesco Gerard Schroeder molto preoccupato perche' vuole mantenere alti i prezzi delle automobili nel suo Paese, dopo aver fatto fede come sostenitore dell'economia di mercato, ha subito tenuto a precisare che "neanche in futuro le auto si compreranno al supermercato", cioe' il contrario di quello che aveva detto prima, altrimenti -dice il presidente dell'Aduc, Vincenzo Donvito- saremmo portati a credere che il nostro Presidente faccia una distinzione fra "economia di mercato" ed "economia di supermercato". Ma, siccome non crediamo usi certi parametri, crediamo solo che Romano Prodi abbia solo dato esempio di quella poca chiarezza che oggi e' la caratteristica delle scelte economiche di Bruxelles.
Come se non bastasse, il Presidente della Commissione, ha precisato che "la politica deve imbrigliare il mercato, altrimenti il capitalismo diventa una caricatura e nelle nostre societa' diventa sempre piu' ampio il divario fra ricchi e poveri": appunto quella politica che nella Ue significa essenzialmente deficit democratico, dove esiste un Parlamento che da' solo indicazioni e dove le decisioni sono affidate ad un summit scelto da capi di Governi nazionali che hanno, ognuno come compito primario, quello di difendere i propri interessi nazionali; e dove le scelte economiche sono tutt'altro che legate alla politica, a meno che non si voglia intendere come politica quella di istituzioni non-democratiche come quelle della Ue (tutto e' possibile, ma noi diamo per scontato una base di sistema democratico, senza il quale si e' in presenza di dittature).
Infine Romano Prodi ci spiega cosa e' per lui l'economia di mercato: "Noi cerchiamo una strada mediana tra gli interessi dei consumatori e quelli dei produttori". Piu' che "economia di mercato", messa in questi termini ci sembra "concertazione economica", dove una parte -i produttori- e' ben individuata, mentre l'altra -i consumatori- brilla per la sua genericita', quasi che fosse una categoria economica (come, per esempio, i metalmeccanici), che non potrebbe mai essere in quanto non ha senso contrapporla ad altri, perche' taglia trasversalmente tutte le componenti dell'economia, inclusa quella dei produttori.
Noi, a differenza del Presidente Prodi, crediamo che gli interessi dei consumatori non siano da mediare con quelli dei produttori, ma, in una ambito di economia di mercato, siano gli stessi. I produttori, sempre in ambito di Paesi liberi, non possono che trarre giovamento da trasparenza delle loro condizioni e diritti dei consumatori. E sono questi ultimi che devono aver priorita', senza alcuna strada mediana con la produzione, perche' quest'ultima o e' legata al consumo libero, consapevole e intelligente oppure non e' di mercato.
Capiamo che il Presidente Prodi deve essere prudente perche' si deve incontrare con chi, come Schroeder, non vuole che i tedeschi paghino le automobili come gli spagnoli e i danesi (per fare l'esempio di due mercati nazionali in cui i prezzi sono molto bassi), ma dimenticarsi di essere il responsabile di una Unione che dice di volere uniformita' di potenzialita' per tutti i consumatori e glissare su quelli che sono i meccanismi (i supermercati) che potrebbero avvantaggiare i consumatori e i produttori, non ci sembra una gran bella prospettiva.
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