LE MELE PICCOLE CONTRO IL CONSUMATORE?
COME MASCHERARE IL PROTEZIONISMO E LA DIFESA DELLE PROPRIE NICCHIE DI MERCATO CONTRO LA CONCORRENZA.
Firenze, 13 Novembre 2003. Il Comitato di gestione ortofrutta della Ue ha approvato nuove norme di commercializzazione delle mele, riducendo il calibro minimo delle stesse a cinque centimetri. Contro questo provvedimento hanno manifestato dissenso le organizzazioni dei produttori come Coldiretti e Confagricoltura, adducendo motivi di perdita di qualita' del prodotto.
Noi in genere siamo molto scettici di fronte alla fobia normatrice comunitaria in materia ortofrutticola, ma questa volta dobbiamo riconoscere che e' stata presa una decisione buona, perche' apre un mercato i cui vantaggi non potranno non ricadere sul consumatore. Se rispetto alle preoccupazioni qualitative di Coldiretti e Confagricoltura e' tutto da dimostrare, sicuramente l'arrivo di mele dall'emisfero australe, per esempio, non potra' che giovare ai prezzi in senso di concorrenza. Sicuramente le mele piu' piccole contengono una quantita' di torsolo maggiore rispetto a quelle piu' grandi (e quindi la polpa da mangiare e' minore), ma questo nulla vuol dire sul fatto che queste mele potranno costare di piu' o di meno delle altre rispetto a qualita' e quantita'. Ci dovra' essere, percio', una maggiore trasparenza e informazione, un maggiore rispetto delle etichette (oggi abbastanza disatteso nei mercati all'aperto e nella piccola distribuzione): condizioni che non potranno che rappresentare un vantaggio per il consumatore, con l'aggiunta di una maggiore concorrenza sui prezzi. Per questo motivo ci sembra che le organizzazioni dei produttori, piuttosto che difesa della qualita', stiano facendo opera di protezionismo commerciale e difesa delle loro nicchie di mercato, cioe' stiano remando contro gli interessi del consumatore.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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