NOTIZIARIO CELLULE STAMINALI
E' USCITO IL SETTIMO NUMERO
Firenze, 19 Aprile 2002. E' uscito il settimo numero del Notiziario sulle Cellule Staminali, quattordicinale edito ogni due venerdi' su per fare il punto sulle politiche per la clonazione terapeutica. A cura di Grazia Galli, consulente scientifica dell'associazione. Clicca per il numero integrale.
RIFORMA DEL SERVIZIO PUBBLICO RADIOTELEVISIVO
LA INUTILE-RIFORMA DELL'AUTORITA' DELLE TELECOMUNICAZIONI
Firenze, 20 Aprile 2002. La prossima settimana l'Autorita' garante per le Telecomunicazioni dovra' decidere su un documento in cui si chiede che il servizio pubblico radiotelevisivo non sia piu' una esclusiva della Rai. Considerando la "pervasiva tecnologia digitale" che permettera' di irradiare piu' canali sulle stesse frequenze di oggi, secondo l'Autorita' sara' possibile conferire a soggetti diversi (anche alle tv private) i singoli impegni di servizio pubblico. Per far questo e' previsto l'uso di aste e gare, con cui si conferiranno incarichi pagati dagli introiti del canone.
Interviene il presidente dell'Aduc, Vincenzo Donvito.
Sicuramente una situazione innovativa rispetto all'attuale, ma non affronta il cuore del problema, cioe' quella tassa che si paga per il solo fatto di "possedere un apparecchio atto alla ricezione televisiva", e che tutti gli italiani (non crediamo, in sincerita', di essere esagerati) sono convinti sia una gabella ingiusta e violenta.
Ben venga lo smantellamento del monopolio pubblico dell'informazione, ma perche' non levare anche la tassa che lo ha alimentato e mantenuto in vita? Sicuramente lo Stato ha esigenze di comunicazione (e non, crediamo, di showgirl a cachet miliardari) e sarebbe auspicabile che lo facesse -tendenzialmente- nel nuovo modo in cui e' indicato dall'Autorita' del prof. Enzo Cheli, ma perche' questo deve essere pagato da tutti i cittadini che acquistano un televisore, magari per vedersi delle videocassette? Lo Stato usi altri sistemi e metodi di prelievo fiscale per gli introiti di bilancio che gli consentano la comunicazione, ma non continui a penalizzare uno dei piu' diffusi prodotti di consumo (il televisore, e le sempre piu' diffuse schede video che consentono ad un computer di ricevere i programmi tv) che, sempre piu' spesso, non ha niente a che fare con lo specifico del servizio pubblico radiotelevisivo.
Con l'abolizione di questa tassa sara' piu' credibile qualunque tentativo di demonopolizzazione dell'informazione pubblica. Il secondo passo, senza piu' le garanzie di introiti finanziari del canone, dovrebbe essere quello della vendita ad altri soggetti non-pubblici di tutta l'azienda Rai. Perche' senza questo passaggio, le riforme auspicate dall'Autorita' saranno solo un libro di sogni: come farebbe lo Stato a mettere all'asta la realizzazione di questo o quell'altro programma di pubblica utilita', mentre continua a mantenere un'azienda che ha come scopo fondante il servizio pubblico? Schizofrenia che, giustamente, qualunque buon contabile dello Stato non potrebbe non rilevare.
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