Lunedì 13 luglio 2026
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NUOVE TARIFFE SERVIZI DI PALAZZO VECCHIO

Comunicato ·

AMMINISTRAZIONE INNOCENTE PER GLI AUMENTI DEL MERCATO? SOLO SE SI CONSIDERA UN'ECONOMIA IMMOBILE E DI STATO . E COSI' NON E'! AL COMUNE DI FIRENZE SANNO SOLO "FAR DI CONTO" O SI OCCUPANO ANCHE DI ECONOMIA?
Firenze, 12 Aprile 2003. Le nuove tariffe dei servizi erogati dall'amministrazione del Comune di Firenze, aumentate mediamente del 2,5%, secondo gli stessi amministratori non sarebbero responsabili degli aumenti generalizzati che provocheranno in tutti i servizi e consumi. E' quanto si viene sapere da una precisazione pubblicata oggi sulla stampa cittadina: "il Comune non puo' essere considerato responsabile degli aumenti che in conseguenza del lievitare delle tariffe, ristoranti, bar e negozi in genere applicheranno sui prodotti in vendita".
Il riferimento e' al calcolo/stima della nostra associazione (pubblicato sulla stampa di ieri) che ha individuato in un aggravio di quasi 350 euro/anno a famiglia il recente incremento delle tariffe di Tarsu, asili nido, refezione scolastica, piscina e musei. La cifra di 350 euro, era cosi' suddivisa: 150 euro per aumenti pagati direttamente al Comune, e 200 euro per aumenti pagati indirettamente (cioe' gli aumenti che subiscono le categorie economiche, e che poi vengono fatti gravare sui prezzi di vendita al dettaglio: se una famiglia media spende 8 mila euro all'anno in ristoranti, bar, discoteche, autofficine e negozi vari, il 2,5% in piu' -200 euro per l'appunto- verra' fatto pagare ai consumatori, come minimo ..).
Ora l'amministrazione di Firenze si dichiara ufficialmente innocente. Dichiarazione che puo' essere accettata se fossimo in una economia chiusa, immobile, di Stato piu' di quanto gia' non lo sia, dove tutti i prezzi fossero decisi e imposti dall'autorita'. Ma cosi' non e', almeno tendenzialmente. Per cui il mercato esiste, e -non ci sembra una nostra invenzione- reagisce come minimo caricando questi aumenti sul consumatore finale (considerando anche che -cosa che avviene spesso- questi aumenti sono occasione per incrementi ben oltre le percentuali che i fornitori di servizi e i produttori subiscono da parte dell'autorita').
Di fronte a questo fenomeno della quotidianita' economica, un'amministrazione pubblica non puo' far finta di esserne avulsa, come se vivesse al di sopra di certe fenomeni. Se l'interesse e' quello pubblico, come si fanno a non considerare le reazioni scontate del mercato? Cioe' una situazione in cui 2+2 non fa mai quattro per gli amministrati e i consumatori finali, ma come minimo 6. Quindi il pregio di aver contenuto gli aumenti entro il tasso medio dell'inflazione dell'Istat, non e' tale, ma solo una medaglia che parte dal presupposto dell'ignoranza e non accortezza dei propri amministrati (trattati -cosi'- da sudditi).
Forse Palazzo Vecchio, nei dicasteri economici (e non solo) ha persone in grado di "far di conto" senza che siano affiancate da persone che masticano economia di mercato? E' il dubbio che ci viene. A cui aspettiamo repliche non tanto di dichiarazioni di innocenza levando le mani al cielo, ma fatti, numeri, percentuali che, come minimo, facciano si' subire al consumatore finale il disagio diffuso dell'aumento dei prezzi (il 2,5% come per ognuno), ma non piu' del doppio.
Altrimenti vuo ldire che qualcuno e' piu' uguale di qualcun altro: e quando si tratta di amministrazione pubblica, oltre che sgradevole e' anche dannoso, per tutti.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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