OTTO PER MILLE
PARTE LA CAMPAGNA DELLA CEI, MA I DUBBI DELL'ADUC SU TRASPARENZA DEI CONTI DELL'OTTO PER MILLE DI STATO E CHIESA CATTOLICA ROMANA, RIMANGONO TUTTI.
INFORMARSI PRIMA DI DECIDERE E SOPRATTUTTO ESIGERE DI ESSERE INFORMATI
Firenze, 23 Aprile 2002. Parte da domani la campagna pubblicitaria della Conferenza Episcopale Italiana per convincere gli italiani a devolvere alla Chiesa Cattolica Romana il contributo obbligatorio che si deve versare ad una confessione religiosa (o in alternativa allo Stato) con la dichiarazione dei redditi.
Interviene il presidente dell'Aduc, Vincenzo Donvito.
Ben vengano campagne come queste, perche' piu' informazione c'e', meglio e', perche' e' bene che ogni italiano sappia dove e come finiscono i suoi soldi che, volente o nolente, e' obbligato a versare, e che se non da' alcuna indicazione, saranno devoluti cosi' come deciso da chi ha dato indicazione. A parte il fatto dell'obbligo di questo versamento, su cui lo Stato, per non dover esplicitamente ammettere che i non-credenti in quelle specifiche confessioni religiose o gli atei o gli agnostici sono cittadini di serie B, si e' inventato il contributo allo Stato, cioe' a se stesso, tutti i dubbi che abbiamo piu' volte sollevato, rimangono. E si configura una scelta obbligatoria al buio dell'informazione, al di la' dei lustrini di questa o quell'altra campagna pubblicitaria.
C'e' una indagine approfondita che abbiamo presentato in tre puntate sul nostro portale Internet , dove, grazie ad una approfondita ricerca di Annapaola Laldi, si evince che: 1) e' quasi impossibile documentarsi in materia per ben rispettare la legge, e percio' abbiamo chiesto al ministero degli Interni e dell'Economia di creare un sito Internet ad hoc ed inviare a tutti i contribuenti una informativa documentata, in modo che ognuno possa scegliere meglio come fare il dovere di contribuente; 2) l'otto per mille che viene devoluto allo Stato (quindi da chi non vuole devolverlo alle confessioni religiose), ritorna sotto altre voci alle stesse confessioni, con in primo piano la Chiesa Romana a cui viene girato il 48,34% di questi soldi; 3) il rendiconto obbligatorio che ogni confessione religiosa deve fare, e' tale per valdesi, luterani, avventisti e Assemblee di Dio in Italia (Adi), irreperibile per gli Ebrei (a esplicita richiesta non hanno neanche risposto), e non analitico per la Chiesa Cattolica Romana (nonostante il rendiconto ufficiale ai sensi dell'art.4 della L.222/85). Quest'ultima, per le opere di carita', ad esempio, indica gli stanziamenti globali per tre aree di intervento (Diocesi, Terzo Mondo e Finalita' di rilievo nazionale), ma come, per chi, attraverso chi siano stati spesi i soldi non e' dato sapere.
In questo contesto, crediamo che i contribuenti non siano messi in condizione di scegliere a ragion veduta, ma solo dietro l'obbligo e l'emotivita' della propria fede o del momento. E ci domandiamo: se lo Stato non c'e' in questi momenti o c'e' solo in modo poco trasparente, e' proprio questo il modo di mantenere il suo rapporto di fiducia con gli amministrati? Attendiamo fiduciosi una risposta a cio' che abbiamo gia' chiesto e su cui non ci e' stata fornita ancora risposta.
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