Mercoledì 15 luglio 2026
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PESCE: A QUANDO L'ETICHETTATURA?

Comunicato ·



Roma, 3 Aprile 2002. Doveva entrare in vigore dal 1 gennaio di quest'anno, ma non se n'e' fatto nulla. Parliamo della etichettatura del pesce prevista da ben 3 Regolamenti comunitari -dichiara Primo Mastrantoni, segretario dell'Aduc- che non sono operativi perche' non sono previste sanzioni per i trasgressori. E' come scrivere nel Codice penale che e' proibito rubare e non stabilire le pene: una manna per tutti i ladri. Il primo Regolamento europeo (n.2406 del 1996!) prevede la classificazione del pesce in tre categorie di freschezza, extra, A e B, che dovevano essere indicate in cartelli con caratteri alti non meno di 5 cm. Mai attuato!
Il secondo e il terzo Regolamento (n.104/2000 e n.2065/2001) prevedono:
1) la suddivisione del pesce in pescato, pescato in acque dolci, allevato;
2) la denominazione commerciale;
3) il Paese o la zona di mare di provenienza (Mar Mediterraneo, Oceano Atlantico, Oceano Pacifico).
Ad allungare i tempi ci si e' messa anche una errata traduzione del testo europeo, cosicche' l'ultimo Regolamento e' stato modificato e ripubblicato (Gazzetta Ufficiale CE n.L10 del 12.1.2002). Ad oggi comunque il decreto ministeriale sulle sanzioni deve ancora vedere la luce. Ovviamente nessun produttore si e' azzardato ad etichettare il pesce secondo le norme europee, il che la dice lunga sulla affidabilita' dei nostri imprenditori. Tutto cio' non ci rassicura affatto ne' ci confortano le iniziative di promozione del ... buon pesce italiano (abbiamo gia' dato con la mucca italiana, sicuramente .... non pazza!). Quando le sanzioni saranno definite ed entreranno in vigore e il pesce avra' la sua etichetta, scopriremo che il 60% e' importato, che di questo il 56% viene dai Paesi Ue e il restante 44% da Paesi extracomunitari. Scopriremo le cozze cilene, le cappesante neozelandesi, la razza australe e il totano gigante dell'Oceano Pacifico. Cosi' come scopriremo che spigole, orate, trote, gamberi, scampi, aragoste, anguille e salmoni provengono da allevamenti (in particolare da Grecia, Turchia e Malta), nutriti con mangimi e con una percentuale di grassi maggiore di quelli che vivono in mare aperto. Insomma i 22 kg di pesce a testa che ogni anno gli italiani ingeriscono non sono il massimo di garanzia di qualita'. Se il mercato non decolla non e' certo colpa dei consumatori.
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