POLIZIE E SICUREZZA: UNA DEBACLE? A CHE SERVONO LE FORZE DELL'ORDINE?
Firenze, 14 Gennaio 2003. L'inaugurazione dell'anno giudiziario da parte della Cassazione e' un'ottima occasione per capire come funziona il nostro sistema di sicurezza, di prevenzione, di repressione e di giustizia. Molto e' stato detto e verra' ancora detto, ed e' bene che ognuno ascolti e tragga valutazioni con attenzione e disponibilita' a comprendere, perche' stiamo parlando di uno dei settori piu' delicati e fondamentali della nostra vita civile ed economica.
Se il cittadino medio di fronte ai dati sciorinati tende a perdere la fiducia nei confronti delle istituzioni (per cui l'aspetto dell'interesse civico si restringe sempre di piu' agli addetti ai lavori), non altrettanto avviene per quello economico. Dove tutti, nessuno escluso, ne sono coinvolti e sono piu' che sensibili.
Per cui sapere che il 96% dei furti rimane impunito (i dati sono riferiti al primo semestre 2002) perche' non ne viene individuato l'autore, e' una "mazzata" sulla testa di tutti i 56 milioni e passa di cittadini italiani. Anche perche', chi piu' chi meno, e' stato almeno una volta coinvolto, come vittima o spettatore, in un furto.
Una percentuale che rappresenta una débacle se ricordiamo un po' di numeri.
Non tanto i 9.157 magistrati a cui gli autori dei furti non vengono consegnati, ma di chi dovrebbe e potrebbe consegnarli. Si tratta di 1 tutore delle forze dell'ordine ogni 117 abitanti circa. Cioe' un "esercito" di quasi 480 mila tutori dell'ordine cosi' diviso: 112 mila carabinieri, 101 mila della Polizia di Stato, 66 mila della Guardia di Finanza, circa 40 mila della Polizia Penitenziaria, quasi 9.400 del Corpo Forestale dello Stato, circa 70 mila della Polizia municipale, un numero che non siamo riusciti a definire di Polizia Provinciale, una stima di 80 mila poliziotti privati. Cioe' 7 corpi dello Stato e dell'amministrazione pubblica, piu' i privati.
Siccome stiamo parlando dei furti, che rappresentano piu' del 50% dei delitti denunciati (1.459.205 su un totale di 2.821.624), il fatto che il 96% di questi rimane impunito, ci porta a dire che sarebbe molto meglio per tutti -tutori dell'ordine pubblico e cittadini- che le forze dell'ordine non si occupasse piu' dei furti.
Una provocazione? Fino ad un certo punto. Perche', anche se in assenza di deterrente del controllo degli agenti i furti aumenterebbero, nel contempo il cittadino, non potendo piu' contare sulle forze dell'ordine si organizzerebbe per conto suo (non facendosi giustizia da se', ma con migliori sistemi di sicurezza su di se' e sulle sue proprieta'), al punto che, anche se all'aumento dei tentativi di furto quelli andati in porto fossero lo stesso numero odierno, sarebbe comunque un successo per gli enormi risparmi economici ottenuti. Mentre le forze dell'ordine potrebbero dedicarsi meglio al restante quasi 50% di delitti, cercando di ottenere quei risultati che anche li' languono.
Il nostro e' un discorso da cittadino medio, che vede minato il suo portafogli quotidianamente e che, rendendosi conto che l'autorita' pubblica e privata non riesce a venirne a capo, cerca la soluzione piu' fruttifera e piu' semplice. E' ovvio che gradiremmo che le percentuali si invertissero e che, per esempio, il 96 fosse quella dei furti in cui fosse individuato il delinquente, ma non e' cosi', per cui la scelta del male minore pare quasi d'obbligo.
Una iniezione di realismo quotidiano a cui, forze dell'ordine, governanti e amministratori, farebbero meglio a prestare attenzione. Perche', anche se non ci si arrivera' mai, e' comunque il pensiero corrente, ad effetto pelle, che ci sembra piu' diffuso. Il 96% di furti impuniti, purtroppo, non e' una nostra invenzione o una percentuale di un film sulle favelas brasiliane.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
Se il cittadino medio di fronte ai dati sciorinati tende a perdere la fiducia nei confronti delle istituzioni (per cui l'aspetto dell'interesse civico si restringe sempre di piu' agli addetti ai lavori), non altrettanto avviene per quello economico. Dove tutti, nessuno escluso, ne sono coinvolti e sono piu' che sensibili.
Per cui sapere che il 96% dei furti rimane impunito (i dati sono riferiti al primo semestre 2002) perche' non ne viene individuato l'autore, e' una "mazzata" sulla testa di tutti i 56 milioni e passa di cittadini italiani. Anche perche', chi piu' chi meno, e' stato almeno una volta coinvolto, come vittima o spettatore, in un furto.
Una percentuale che rappresenta una débacle se ricordiamo un po' di numeri.
Non tanto i 9.157 magistrati a cui gli autori dei furti non vengono consegnati, ma di chi dovrebbe e potrebbe consegnarli. Si tratta di 1 tutore delle forze dell'ordine ogni 117 abitanti circa. Cioe' un "esercito" di quasi 480 mila tutori dell'ordine cosi' diviso: 112 mila carabinieri, 101 mila della Polizia di Stato, 66 mila della Guardia di Finanza, circa 40 mila della Polizia Penitenziaria, quasi 9.400 del Corpo Forestale dello Stato, circa 70 mila della Polizia municipale, un numero che non siamo riusciti a definire di Polizia Provinciale, una stima di 80 mila poliziotti privati. Cioe' 7 corpi dello Stato e dell'amministrazione pubblica, piu' i privati.
Siccome stiamo parlando dei furti, che rappresentano piu' del 50% dei delitti denunciati (1.459.205 su un totale di 2.821.624), il fatto che il 96% di questi rimane impunito, ci porta a dire che sarebbe molto meglio per tutti -tutori dell'ordine pubblico e cittadini- che le forze dell'ordine non si occupasse piu' dei furti.
Una provocazione? Fino ad un certo punto. Perche', anche se in assenza di deterrente del controllo degli agenti i furti aumenterebbero, nel contempo il cittadino, non potendo piu' contare sulle forze dell'ordine si organizzerebbe per conto suo (non facendosi giustizia da se', ma con migliori sistemi di sicurezza su di se' e sulle sue proprieta'), al punto che, anche se all'aumento dei tentativi di furto quelli andati in porto fossero lo stesso numero odierno, sarebbe comunque un successo per gli enormi risparmi economici ottenuti. Mentre le forze dell'ordine potrebbero dedicarsi meglio al restante quasi 50% di delitti, cercando di ottenere quei risultati che anche li' languono.
Il nostro e' un discorso da cittadino medio, che vede minato il suo portafogli quotidianamente e che, rendendosi conto che l'autorita' pubblica e privata non riesce a venirne a capo, cerca la soluzione piu' fruttifera e piu' semplice. E' ovvio che gradiremmo che le percentuali si invertissero e che, per esempio, il 96 fosse quella dei furti in cui fosse individuato il delinquente, ma non e' cosi', per cui la scelta del male minore pare quasi d'obbligo.
Una iniezione di realismo quotidiano a cui, forze dell'ordine, governanti e amministratori, farebbero meglio a prestare attenzione. Perche', anche se non ci si arrivera' mai, e' comunque il pensiero corrente, ad effetto pelle, che ci sembra piu' diffuso. Il 96% di furti impuniti, purtroppo, non e' una nostra invenzione o una percentuale di un film sulle favelas brasiliane.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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