Domenica 12 luglio 2026
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REFERENDUM E NON-VOTO: LO SFASCIO?

Comunicato ·

Firenze, 9 Giugno 2003. A poco meno di una settimana dal voto sul referendum per l'art.18 e per la servitu' coattiva di elettrodotto, si stanno moltiplicando gli appelli di alte figure istituzionali per non partecipare alla consultazione. Cioe' il tentativo di far fallire il referendum, facendo leva sul fatto che se non vota almeno il 50% + 1 degli aventi diritto, e' come se non fosse accaduto nulla: raccolta firme dei promotori, campagna elettorale e relative spese istituzionali degli appositi ministeri e delle amministrazioni locali, istituzione dei seggi con relativo pagamento di chi vi ha contribuito e delle forze dell'ordine che hanno vigilato sulla sicurezza dello svolgimento delle operazioni elettorali ...
E' come se dicessero: vi abbiamo fatto giocare alla democrazia (tipo il "monopoli"), ma ora e' il momento di fare le cose serie, fatevi da parte.
E' del presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, questa dichiarazione odierna: ''La migliore soluzione per il referendum sull'articolo 18 e' non andare a votare. Infatti il referendum propone una pseudo riforma che e' un passo indietro per il Paese''. Motivazioni che dovrebbero portare il presidente Formigoni a votare NO, ma non e' cosi'. Oppure il ministro Lucio Stanca, che dice: ''Quello sull'articolo 18 e' un referendum inutile, meglio non andare a votare''. Motivazioni che dovrebbero portare il nostro ministro ad annullare la scheda o lasciarla in bianco, ma non e' cosi'.
I referendum, pur se sono sostenuti da questo o quell'altro partito di tale o tal'altro schieramento, sono uno degli strumenti principe della democrazia in cui ogni elettore si puo' esprimere rispetto allo specifico contenuto. E non e' un caso che i Paesi a piu' consolidata democrazia (come per esempio gli Usa e la Svizzera), ne fanno a decine ogni anno e, soprattutto, non hanno quell'assurda norma che li rende validi solo se vota la meta' piu' degli aventi diritto al voto.
E mai come in questo momento, proprio come associazione che lotta per l'affermazione dei diritti degli utenti e dei consumatori, ci sentiamo vicini alle norme e al diritto di questi Paesi dove, non a caso, i diritti dei consumatori non sono considerati come qualcosa da concedere ai sudditi o da ingabbiare per manipolarli (tipico trend italiano).
L'espressione referendaria -che auspichiamo divenga anche propositiva, oltre che abrogativa e consultiva com'e' oggi ai diversi livelli (nazionale, regionale e locale)- e' la piu' serena manifestazione di maturita' di un corpo elettorale che sceglie di esprimersi, a fronte di istituzioni che altrettanto serenamente ne accettano le decisioni (perche', poi, tutto puo' ancora ricambiare). E' la base di un sistema democratico, il "meno peggio" che conosciamo e che ci sembra reggere in modo da consentire ad ognuno di vivere esprimendosi e facendo valere le proprie ragioni senza sopraffare chi la pensa in modo diverso.
E' forse un caso che anche la nostra Repubblica nasca da un referendum? E' forse un caso che sempre ai referendum, proprio in questi mesi, si stanno affidando i Paesi che decidono di entrare a far parte della Ue? Perche', allora, snaturare e svilire questo strumento, specialmente da parte di chi, alti rappresentanti istituzionali, dovrebbero essere i custodi e gli esecutori che garantiscono il funzionamento della democrazia?
A nostro avviso c'e' solo un'alternativa a questo sfascio istituzionale a cui oggi si affiancano il presidente Formigoni e il ministro Stanca: abolire qualunque possibilita' di referendum. Perche' non lo fanno? Perche' fanno spendere tante illusioni e tanto denaro privato e pubblico per poi trasformare tutto in una beffa? La chiarezza gioverebbe a tutti e alla democrazia.
Dalla conferma della validita' di questi strumenti, si moltiplica la possibilita' per l'affermazione dei diritti dei cittadini, degli utenti, dei consumatori, degli individui. Il resto e' solo il procrastinarsi della barbarie civica e giuridica.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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