SINDACATI, CONSIGLI DI AMMINISTRAZIONE E TFR
Roma, 8 settembre 2006. Fino al 1992 i sindacati sedevano nei consigli di amministrazione di vari enti previdenziali e, in alcuni casi, ne esprimevano addirittura il presidente. Con "Mani pulite" iniziarono le inchieste sui "palazzi d'oro degli enti", cosi' si decise che i sindacati non potevano far parte dei consigli di amministrazione ma "solo" dei consigli di indirizzo e vigilanza di enti previdenziali. Facile era prevedere i conflitti, che puntualmente si sono verificati. Insomma i sindacati erano usciti dalla porta e rientrati dalla finestra. Ora il segretario aggiunto della Cisl, Pier Paolo Baretta, ripropone l'ingresso dei sindacati nei consigli di amministrazione sostenendo che "gli istituti previdenziali si reggono sui contributi dei datori di lavoro e dei lavoratori. E' ora che i sindacati tornino ad avere un ruolo nella gestione degli enti". E' difficile spiegare al segretario Baretta che controllati (l'amministrazione) e controllori (i sindacati) sono mestieri diversi e che quando gli uni si sovrappongono agli altri non puo' che venirne un danno per tutti, in particolare per gli utenti. Abbiamo il timore pero' che la proposta di Baretta nasconda altro. In questi giorni si parla di pensioni e di Tfr (trattamento fine rapporto, cioe' liquidazione), una torta da 13 miliardi di euro (circa 25mila miliardi di lire) sulla quale sono scatenati gli appetiti di banche e assicurazioni, visto che una fetta consistente dovrebbe finire nei fondi pensione integrativi. Ebbene e' di questi giorni la proposta, fatta dal ministro della Solidarieta' Sociale, Paolo Ferrero, che anche l'Inps, il maggior ente previdenziale, possa gestire quote di Tfr. Con la fusione degli enti previdenziali gia' in programma e l'arrivo di una fetta consistente dei 13 miliardi, l'Inps diverrebbe una enorme potenza economica e sociale. Si sa il potere fa gola a molti, anche ai sindacati.
Primo Mastrantoni, segretario Aduc
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