LE TASSE DELLE SIGARETTE SONO DANNOSE?
Firenze, 20 Dicembre 2002. Se l'Unione Europea deve servire a farci vivere meglio, sarebbe bene anche far tesoro di alcune esperienze che i nostri partner hanno vissuto e stanno superando. Stiamo parlando delle tasse sulle sigarette che, grazie alla Finanziaria in votazione in questi giorni, in Italia dovrebbero subire un ulteriore aumento di 50 centesimi con l'intento di finanziare la ricerca universitaria. Tasse che invece, in diversi Paesi del nord della Unione stanno subendo un trattamento al contrario. Dopo anni di prezzi impossibili con l'intento di scoraggiarne i consumi, il Governo danese ha deciso di dimezzarle onde evitare la continua emorragia di acquisti che i fumatori e gli estimatori dell'alcool facevano nella vicina Germania, e per innescare un procedimento al contrario favorendo gli svedesi (grazie al ponte sull'Oresund) per gli acquisti sul territorio danese. Non solo, ma con i nuovi ingressi comunitari, e la relativa facilita' di circolazione delle merci, le sigarette e gli alcolici in Polonia o nei Paesi Baltici diventano veramente attraenti per il basso prezzo.
Qualcuno potrebbe obiettare che in Italia non ci sono condizioni territoriali che potrebbero favorire questo turismo del tabacco (quello dell'alcool quantomai, vista la primaria importanza economica delle produzioni vinicole e la conseguente fiscalita' contenuta e i bassi prezzi). Ed e' vero perche' le sigarette, in Francia come in Austria (Paesi confinanti) sono piu' costose che non da noi.
La situazione, invece, e' ancora piu' drammatica che non nei Paesi nordici. Perche' se li' la mancanza di introiti fiscali e commerciali va a vantaggio del fisco e dell'economia legale di altri Paesi dell'Unione, qui i vantaggi vengono solo trasferiti all'economia illegale, cioe' alla malavita che gestisce il contrabbando.
Se la situazione danese fosse osservata e studiata con piu' attenzione, proprio per i risvolti fiscali di tutta la vicenda, crediamo che con buona probabilita' la decantata "trovata" dell'aumento del gettito fiscale per le sigarette, verrebbe considerata in altro modo.
Ci rendiamo conto che si tratterebbe di svolgere una riflessione e una operazione di economia politica non funzionale al metodo imperante del nostro Governo e dei nostri Legislatori (cioe' il "carpe diem"), ma ci sentiamo in dovere di consigliarlo al dicastero dell'Economia, proprio perche' proviene dall'interno di una Unione che sentiamo come nostra anche e soprattutto in queste cose, l'esperienza nella fattispecie.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
Qualcuno potrebbe obiettare che in Italia non ci sono condizioni territoriali che potrebbero favorire questo turismo del tabacco (quello dell'alcool quantomai, vista la primaria importanza economica delle produzioni vinicole e la conseguente fiscalita' contenuta e i bassi prezzi). Ed e' vero perche' le sigarette, in Francia come in Austria (Paesi confinanti) sono piu' costose che non da noi.
La situazione, invece, e' ancora piu' drammatica che non nei Paesi nordici. Perche' se li' la mancanza di introiti fiscali e commerciali va a vantaggio del fisco e dell'economia legale di altri Paesi dell'Unione, qui i vantaggi vengono solo trasferiti all'economia illegale, cioe' alla malavita che gestisce il contrabbando.
Se la situazione danese fosse osservata e studiata con piu' attenzione, proprio per i risvolti fiscali di tutta la vicenda, crediamo che con buona probabilita' la decantata "trovata" dell'aumento del gettito fiscale per le sigarette, verrebbe considerata in altro modo.
Ci rendiamo conto che si tratterebbe di svolgere una riflessione e una operazione di economia politica non funzionale al metodo imperante del nostro Governo e dei nostri Legislatori (cioe' il "carpe diem"), ma ci sentiamo in dovere di consigliarlo al dicastero dell'Economia, proprio perche' proviene dall'interno di una Unione che sentiamo come nostra anche e soprattutto in queste cose, l'esperienza nella fattispecie.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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