TOTOCALCIO PRIVATIZZATO?
CONTINUA L'IPOCRISIA: LO STATO BISCAZZIERE CONFERMA IL SUO MONOPOLIO. E INVECE DI STIMOLARE MERCATO, CONSUMI E LAVORO FA SOLO CASSA DELL'ESISTENTE
Firenze, 25 Marzo 2002. Entro oggi dovranno essere presentate le offerte per l'acquisto del 49% delle azioni della "Cinque Cerchi", una societa' costituita dal Coni (che manterra' il "restante" 51%) per la gestione di Totocalcio, Totogol, Totosei e Totobingol.
Un tentativo di rilancio per raggiungere vecchi fasti di bilanci che, nel giro degli ultimi otto anni, hanno registrato entrate inferiori per 1.222 milioni di euro. La scommessa, per il momento, pare debba essere giocata da Snai (societa' che offre servizi completi per la gestione di sale da gioco), Lottomatica (che gestisce il gioco del Lotto), l'americana Eds (azienda leader nel settore dell'Information Technology), la Sisal (Enalotto, Totip, etc …) e l'immancabile Enel.
Tutte vecchie conoscenze del settore -dice il presidente dell'Aduc, Vincenzo Donvito- con capitali pubblici che entrano ed escono, fino alla ingombrante presenza dell'onnivora Enel che, se da un lato e' innegabile che lo Stato attraverso il Coni continuera' a gestire questo gioco, fa si' che la sua presenza garantira' un margine di statalizzazione ben piu' solido.
Nel complicato puzzle del gioco d'azzardo legale, gestito e controllato da uno Stato che si conferma biscazziere e non solo fruitore di tasse sugli utili dei gestori, viene esperito un tentativo di rivitalizzazione del buco d'affari che il Coni ha creato in questi anni, portando il fatturato dai 1.725 milioni di euro del '993 ai 778 milioni di euro del 2001, una raccolta del 5,3% del mercato italiano dei giochi rispetto al 27,9% del 1993. Una rivitalizzazione tutta interna, senza immissioni di mercato e concorrenza, come se negli anni passati non fosse successo nulla e i bilanci non fossero andati come gia' ricordato: che senso ha l'ingresso di Lottomatica e Sisal, visto che sono suoi concorrenti nel settore dei giochi d'azzardo e tra i principali responsabili di aver fatto perdere quote di mercato al Totocalcio? Abbiamo l'impressione che, piuttosto che creare aziende in grado di competere sul mercato e guadagnare -stimolando mercato, consumi e lavoro- si cerchi solo di far cassa, gestendo e spartendosi al meglio l'esistente.
Il fatto, poi, che lo Stato italiano fa le regole e le deve far rispettare da societa' di sua proprieta', consente ai suoi ipotetici concorrenti di brulicare solo le briciole delle minoranze azionarie, con politiche su cui non possono metter lingua proprio perche' minoranze. Con l'aggravante che, se questo "giochino" non dovesse riuscire, chi ripiana i mala investimenti del Coni (Ente pubblico), e dell'Enel … per fare solo due esempi? Ovviamente lo Stato, cioe' i contribuenti.
La privatizzazione del Totocalcio ha non solo tutte le caratteristiche di come oggi viene gestito in Italia il processo di demonopolizzazione dell'economia, ma e' anche la conferma dell'ipocrisia culturale che sta alla base di tutto cio' che ha a che fare con il gioco degli italiani. Nel primo caso perche' si ascrive nella negazione della liberalizzazione come meccanismo per la creazione di un mercato non controllato e soffocato dallo Stato (che dovrebbe solo garantire il rispetto delle regole), nel secondo caso (l'ipocrisia culturale) perche' continua a ritenere illegale il gioco d'azzardo se non gestendolo direttamente, lo Stato biscazziere per l'appunto, e anche paternalista.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti