Videogiochi, l'UE indaga 10 aziende per costi nascosti e valute virtuali
La rete europea di cooperazione per la tutela dei consumatori (CPC Network) ha avviato 11 azioni coordinate contro 10 società che producono videogiochi, contestando pratiche scorrette legate agli acquisti in-game e all'uso delle valute virtuali. Come riporta Cybernews, le aziende coinvolte sono Activision Blizzard UK, Crytek, InnoGames, King.com, Mojang, Plarium, PLR Worldwide Sales, Riot Games, Supercell e Ubisoft.
L'indagine riguarda 11 titoli molto diffusi tra adulti e minori: Candy Crush Saga, Minecraft, Valorant, Clash of Clans, Call of Duty Mobile, Diablo Immortal, For Honor, Forge of Empires, Hunt: Showdown 1896, Mech Arena e Gardenscapes. Le autorità hanno scelto proprio questi giochi per la loro enorme diffusione, la disponibilità su più dispositivi e la varietà delle fasce d'età a cui si rivolgono, fattori che amplificano l'impatto di eventuali pratiche scorrette sui consumatori.
Il procedimento nasce da un documento pubblicato nel marzo 2025 dalla rete CPC, che fissa i principi chiave per l'uso delle valute virtuali nei videogiochi. Le linee guida erano state pensate per aiutare le aziende del settore a integrare le microtransazioni nei propri titoli nel rispetto della normativa europea sulla tutela dei consumatori, promuovendo trasparenza ed equità negli acquisti di oggetti digitali. Tra i punti principali: l'obbligo di mostrare chiaramente il prezzo reale in euro di ogni contenuto digitale, anche quando il pagamento avviene tramite monete, gemme o altre valute fittizie che rischiano di rendere poco chiaro il reale costo dell'acquisto; il divieto di costringere i giocatori ad acquistare pacchetti di valuta virtuale più ampi del necessario, lasciando crediti inutilizzati; il diritto di recesso entro 14 giorni dal contratto, valido anche per la valuta virtuale non ancora spesa.
Secondo quanto riportato, le aziende avevano avuto un anno di tempo per adeguare le proprie pratiche commerciali dopo la pubblicazione delle linee guida, ma il confronto con l'industria non ha portato a risultati soddisfacenti, spingendo le autorità a individuare i titoli che richiedono una verifica più approfondita.
Oltre alla trasparenza dei prezzi, i regolatori stanno esaminando anche altri aspetti controversi del settore: le loot box (le "scatole a sorpresa" che contengono oggetti casuali), le cosiddette tecniche ingannevoli come i timer con conto alla rovescia che spingono all'acquisto d'impulso e le false affermazioni di scarsità di un prodotto, la raccolta dei dati personali dei giocatori, i meccanismi di design che inducono dipendenza, le impostazioni predefinite dei controlli parentali e le modalità di blocco degli account.
Parallelamente a questa indagine collettiva, la rete CPC sta conducendo un approfondimento separato su Activision Blizzard riguardo a Diablo Immortal e Call of Duty Mobile, analizzando nello specifico le modalità di vendita delle valute virtuali, l'eventuale presenza di design pensati per indurre dipendenza e le modalità di raccolta dei dati personali dei giocatori.
Particolare attenzione viene riservata alla protezione dei minori: la normativa europea vieta già la sollecitazione diretta all'acquisto rivolta ai bambini all'interno dei giochi. Il commissario europeo per la protezione dei consumatori, Michael McGrath, ha sottolineato che il settore deve garantire che i giochi non espongano i giocatori, in particolare i più giovani, a pratiche dannose o scorrette, ricordando che le autorità nazionali vigileranno sul rispetto delle regole.
Le federazioni di settore, tra cui la European Games Developers Federation e Video Games Europe, hanno espresso contrarietà all'impostazione dei regolatori, sostenendo che le valute virtuali sono contenuti digitali a circuito chiuso privi di un reale valore finanziario o di natura cripto-valutaria. Qualora le violazioni dovessero proseguire, le autorità nazionali di tutela dei consumatori dei 27 Stati membri potranno avviare procedimenti sanzionatori diretti nei confronti delle aziende coinvolte.