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Liberta’ del Net. Reporters sans Frontières: il libero scambio in soccorso
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Articolo di Redazione
12 marzo 2017 15:16
 
 Giganti del Net, imprese che vendono programmi informatici di sorveglianza, governi, Unione Europea, Nazioni Unite: nel rapporto di Reporter sans frontières (RSF) pubblicato oggi 12 marzo in occasione della giornata mondiale contro la cybercensura, tutto il mondo ne e’ coinvolto per la propria parte. Facebook, per la sua “collaborazione attiva con alcuni Stati, della soppressione di contenuti giornalistici e per la sua politica opaca di ‘moderazione’ dei contenuti”; l’Europa, che “sembra aer fatto marcia indietro” nella lotta contro i venditori di programmi informatici di spionaggio e di censura; e gli editori di questi ultimi, le ocieta’ Hacking Team e NSO in testa.
In breve, e’ una responsabilita’ comune, dei settori privati e pubblici, se la liberta’ d’espressione e’ oggi minacciata, stima RSF, e perche’ governo e imprese hanno “messo da parte i diritti dell’uomo per un qualche pezzo di mercato”. Il rapporto evoca molteplici casi di censura in Turchia, Thailandia o Cina, ma anche l’arresto di giornalisti in Messico.
Sottolinea anche un’evoluzione strutturale di questi ultimi anni: il fatto che “dopo le rivelazioni di Edward Snowden e la fine dell’egemonia americana con la governance di Internet, i nemici di Internet fanno pressione per cercare di ottenere un ruolo crescente nella regolamentazione delle reti, essenzialmente attraverso le agenzie dell’ONU, come l’Unione internazionale delle telecomunicazioni (UIT), l’Unesco e la Conferenza delle nazioni Unite su commercio e sviluppo (Cnuced)”. Organizzazioni tradizionalmente favorevoli alla difesa della liberta’ d’espressione ma che devono far fronte ormai a pressioni in crescita, nota RSF.
Piu’ trasparenza
L’organismo giudica che gli sforzi delle grandi imprese del Net in materia siano insufficienti. Alcuni, come Facebook, Google o Twitter, pubblicano da diversi anni dei “rapporti di trasparenza” con l’elenco delle domande di soppressione di contenuti o le domande di informazioni sui loro utenti da parte dei governi. Ma RSF considera che questi “rapporti” siano troppo vaghi, come la loro domanda di “sistematizzare e migliorare i rapporti di trasparenza e pubblicare le richieste giudiziali dei governi che domandano di ritirare dei contenuti o delle registrazioni di utenti”.
Piu’ in generale, l’organizzazione domanda ai governi di includere l’accesso libero a Internet e la garanzia di liberta’ digitale nei diritti fondamentali, di normare soprattutto le esportazioni di tecnologie di sorveglianza, e di sanzionare piu’ severamente le imprese tecnologiche che abbiano collaborato con dei regimi dittatoriali.
Piu’ specificamente, RSF propone anche che l’Unione Europea consideri “i meccanismi di sorveglianza di Internet come protezionisti e barriere agli scambi, e di combatterli come tali”. Le regolamentazioni sulla vendita di queste tecnologia variano da un Paese all’altro, anche in seno all’Ue, e alcune imprese di settore, tra cui l’italiana Hacking Team, hanno sede in Europa. Il libero scambio in soccorso della liberta’ d’espressione?

(articolo pubblicato sul quotidiano Le Monde del 12/03/2017)
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