Venerdì 31 luglio 2026
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Convenzione ONU sui rifugiati: 75 anni tra promesse e pressioni politiche

Articolo · Redazione ·

Il 28 luglio 1951, a Ginevra, i rappresentanti di 26 paesi — tra cui l'Italia — firmarono la Convenzione sullo status dei rifugiati. Settantacinque anni dopo, quello strumento fondamentale del diritto internazionale celebra il proprio anniversario in un contesto segnato da pressioni crescenti, finanziamenti in calo e politiche migratorie sempre più restrittive.

 

Come riporta SWI swissinfo.ch, l'Agenzia ONU per i rifugiati (UNHCR) ribadisce la piena rilevanza della Convenzione. Elisabeth Tan, direttrice della divisione Protezione internazionale dell'UNHCR, sottolinea che — se correttamente applicata — la Convenzione si rivelerebbe uno strumento ideale per gestire le frontiere tutelando al tempo stesso chi ha un bisogno reale di protezione internazionale. Nonostante il dibattito politico acceso, un sondaggio recente indicherebbe che due terzi degli elettori sostengono il diritto di chi fugge da guerre o persecuzioni di cercare rifugio.

 

La Convenzione nacque dalle macerie della Seconda guerra mondiale per garantire protezione a chiunque sia costretto a fuggire da conflitti e persecuzioni. Il suo pilastro fondamentale è il principio di non respingimento, che vieta di rimandare una persona in un luogo dove potrebbe subire persecuzioni, torture o altri gravi danni — principio riconosciuto dal diritto internazionale consuetudinario e vincolante per tutti gli Stati, anche per quelli che non hanno ratificato la Convenzione. Un Protocollo del 1967 ne ha poi esteso la portata su scala universale, senza limiti temporali. Ad oggi vi aderiscono 149 paesi.

 

Eppure il sistema globale di asilo è sotto pressione. Quasi il 70% dei rifugiati è ospitato da paesi a basso e medio reddito, spesso alle prese con difficoltà economiche proprie. Sette rifugiati su dieci vivono in esilio da cinque anni o più. Le politiche di controllo dei confini adottate dai paesi più ricchi ricorrono sempre più frequentemente alla pratica dei respingimenti: migranti e richiedenti asilo vengono rimandati nel paese di provenienza senza poter presentare domanda di protezione, una pratica illegale per il diritto internazionale ma sempre più diffusa, anche all'interno dell'Unione Europea.

 

A pesare ulteriormente sulla tenuta del sistema è la crisi finanziaria. Nel 2025 l'UNHCR ha subito una riduzione complessiva dei finanziamenti del 27%, pari a circa 1,3 miliardi di euro, con la conseguente chiusura o ridimensionamento di 185 uffici e il licenziamento di 5.000 dipendenti. A fine giugno 2026, solo il 31% delle spese annuali previste dall'agenzia risultava coperto. Su questo fronte pesa in modo determinante il comportamento degli Stati Uniti, che durante il secondo mandato di Donald Trump hanno tagliato i fondi all'UNHCR pur essendone stati tra i principali finanziatori.

 

In occasione del 75° anniversario, l'UNHCR ha lanciato la campagna globale "The Promise", che richiama l'impegno assunto dalla comunità internazionale nel 1951, e ha avviato una serie di dialoghi — a livello locale, regionale e globale — per individuare modalità concrete di rafforzamento della protezione. I risultati confluiranno in una "Nuova agenda per il futuro della protezione e delle soluzioni", attesa per l'inizio del 2027, in vista del Global Refugee Forum dello stesso anno.

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