Venerdì 12 giugno 2026
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Cripto in Italia: i numeri corrono, ma la consapevolezza dei rischi no

Articolo · Redazione ·
Il dato emerge dai numeri trasmessi all'OAM dai VASP, i Virtual Asset Service PRovider.

La fotografia più recente sull’adozione delle criptovalute in Italia arriva dai flussi trimestrali che i VASP (Virtual Asset Service Provider) trasmettono all’OAM. Il dato di sintesi è netto: la platea cresce rapidamente. A fine I trimestre 2023 i VASP avevano trasmesso all’Organismo dati su 1.174.914 clienti; di questi, il 59% (cioè 690.665 persone) risultava detenere cripto in portafoglio per un controvalore pari a 1.067.614.570 euro, con un valore medio detenuto di 1.545,78 euro. 

Due anni dopo, a fine I trimestre 2025, i clienti “censiti” nei flussi diventano 2.521.056 e la quota di detentori sale al 69%, cioè 1.749.483 clienti, con un controvalore complessivo di 2.520.173.273 euro. Da qui discende un valore medio detenuto di circa 1.440,52 euro per detentore, inferiore a quello del 2023 (una riduzione di circa 6,8%).

Questa distinzione tra “clienti trasmessi” e “clienti che detengono cripto” non è un dettaglio: è il cuore del dataset OAM. Quando nel dibattito pubblico si parla di “oltre un milione” o “oltre 1,7 milioni”, spesso si stanno confrontando grandezze diverse; nei flussi OAM le due metriche convivono e vanno lette correttamente. (Organismo AM)

Il punto non è una rilevazione “di mercato”. L’impianto nasce da un obbligo regolatorio: il Decreto MEF 13 gennaio 2022 disciplina sia la condizione di operare in Italia (iscrizione/registrazione) sia la trasmissione periodica delle informazioni operative. L’articolo 3 chiarisce che l’esercizio dei servizi in cripto sul territorio italiano è riservato ai soggetti iscritti nella sezione speciale del registro, e che la comunicazione all’OAM è condizione essenziale per l’esercizio legale dell’attività.

L’articolo 5 stabilisce poi l’architettura informativa: i prestatori trasmettono per via telematica i dati relativi alle operazioni effettuate in Italia, includendo dati identificativi del cliente e dati sintetici sull’operatività, con cadenza trimestrale.

Infine, l’articolo 6 incardina la cooperazione con le forze di polizia: Guardia di Finanza e altre forze possono richiedere all’OAM dati e informazioni sui prestatori e sulle operazioni trasmesse, anche per accertare esercizio abusivo. È qui che il flusso diventa strumento operativo di enforcement.
Letti insieme, i due estremi 2023–2025 dicono che l’adozione sta diventando più “di massa”. I detentori passano da 690.665 a 1.749.483 (+153% circa), mentre il controvalore detenuto passa da 1,07 a 2,52 miliardi (+136% circa). Ma il valore medio detenuto scende (da 1.545,78 a ~1.440,52 euro). In pratica, entra nuova domanda retail con portafogli mediamente più piccoli: è un pattern coerente con la democratizzazione dell’accesso via app e grandi exchange, non con un improvviso aumento di “balene”. 

I flussi VASP misurano clienti e operazioni, non competenze. La metrica “conoscenza dei rischi” arriva invece dalle indagini OAM sulla consapevolezza. E qui la frizione è evidente: una quota rilevante di popolazione continua a sottostimare rischi elementari.

Nella survey divulgata dall’OAM, il 61% degli intervistati è consapevole che una criptovaluta può crollare anche dell’80% in pochi giorni, ma un 31% “non ha idea” del grado di volatilità: è un buco informativo enorme, perché la volatilità estrema non è un rischio accessorio, è il rischio dominante di mercato per gran parte dei token.

Sul fronte dei rischi operativi e di custodia, la percezione è altrettanto problematica: la quota “molto preoccupata” per attacchi hacker ai wallet è 15%, mentre per la maggioranza la preoccupazione non è particolarmente rilevante. Considerando che, nel mondo cripto, i rischi di controparte, compromissione delle credenziali e frodi sono strutturalmente non banali, questa asimmetria tra rischio reale e rischio percepito è un segnale di fragilità.

Da qui nasce l’effetto composizionale che molti leggono come “peggioramento”: se la platea raddoppia e la quota di sottostima del rischio resta elevata, il numero assoluto di investitori che prendono decisioni con un framework di rischio inadeguato aumenta drasticamente. Non serve che la percentuale peggiori per vedere peggiorare l’esito atteso a livello di sistema: basta che l’adozione cresca più velocemente dell’alfabetizzazione finanziaria.

Il legislatore, nel perimetro OAM, ha costruito un flusso informativo pensato per rendere osservabili operatori e operazioni e per abilitare cooperazione istituzionale. In parallelo, l’evoluzione europea e nazionale colloca i prestatori di servizi cripto dentro presidi che includono esplicitamente il contrasto a riciclaggio e finanziamento del terrorismo. Nella documentazione OAM si richiama proprio l’esigenza di presidi a contrasto di riciclaggio e terrorismo nel quadro degli obblighi e dell’assetto di regole sui prestatori. Inoltre, la Banca d’Italia, nel delineare il perimetro transitorio e di vigilanza per gli operatori, richiama espressamente le disposizioni antiriciclaggio orientate al contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.

L’OAM stesso segnala che, con la transizione verso il nuovo assetto europeo (MiCA) e la conseguente progressiva chiusura del registro cripto OAM, viene meno anche l’obbligo di trasmissione trimestrale dei dati e si rischia di disperdere un patrimonio informativo utile al Paese.

(CityWire del 03/03/2026)

 
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