Europa e sicurezza. Esser grati ad Israele

Il concetto è “forte”, ma i fatti parlano. Non di esser grati ad Israele, che è cosa facile per il ruolo che ha conquistato nel mondo in diversi ambiti, ma a quanto accaduto dal 7 Ottobre 2023 in quella zona cruciale del mondo. “Lacrime e sangue” diciamo noi che ce ne stiamo “tranquilli” sulle nostre tastiere e - i più convinti - nelle rare manifestazioni di sostegno ad Israele. Guerra, nella realtà di quanto è accaduto e accade nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania, nelle Alture del Golan e nel sud del Libano.
L’occasione ci viene fornita da un’inchiesta di un quotidiano svizzero, Neue Zürcher Zeitung, ripresa anche da un articolo de Linkiesta, che ricostruisce una rete transnazionale legata ad Hamas che avrebbe preparato attentati contro obiettivi israeliani, ebraici e occidentali, con la Germania come principale hub logistico. Indagini che coinvolgono anche Grecia, Austria, Danimarca, Regno Unito, Cipro, Polonia e Bulgaria, con altri Paesi della zona come transito.
Insomma, l’Europa avrebbe dovuto esplodere con la regia di Hamas e le sue politiche di islamizzazione degli infedeli e di questi territori, da cui traeva linfa economica con una articolata rete di reclutamento di vario tipo e depositi di armi.
Tutto questo sembra essersi fermato e in parte smantellato grazie alla difesa israeliana nella sua zona, che sembra aver compromesso i legami con le centrali operative dei tunnel di Gaza. Difesa israeliana che ha anche aperto gli occhi ai suoi alleati europei, distratti da una tragedia talvolta considerata essenzialmente dall'altra parte del Mediterraneo.
A fine ottobre in Israele ci sono le elezioni legislative, dalle quali auspichiamo che Netanyahu sia mandato lì dove la giustizia lo attende anche da molto prima del 7 Ottobre. L’attuale premier israeliano ha fatto, nel bene e nel male, il suo dovere e crediamo che i suoi successori ne terranno conto.
Quello che ci preme sottolineare è la nostra gratitudine ad Israele, che anche per noi europei vive ed è vissuta tra casa e rifugio antiaereo, guardandosi intorno ogni volta che sale su un autobus o frequenta un luogo pubblico.
Per coloro che continuano ad avere dei dubbi o hanno distrattamente guardato ad Israele, forniamo una riflessione su un fatto recente: lo scorso fine giugno, la municipalità di Tel Aviv/Jaffa ha nominato un nuovo vice-sindaco, Amir Badran (nella foto), un arabo-isrealiano, come tanti altri che vivono e lavorano nel Paese.