Dossier Amendolara: 'Assassinati per lavoro'

Faccio seguito all’articolo del 7 giugno scorso, dal titolo “Calabria, contro il caporalato una sola risposta: la dignità” per far conoscere il dossier Assassinati per lavoro illustrato da NEV (Notiziario evangelico) del 12 giugno, con l’intervista a Luciano Cirica, membro del Consiglio della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (FCEI).
Riporto quindi integralmente l’articolo di NEV “Dossier Amendolara: “Assassinati per lavoro”
Disponibile in questi giorni un dossier dedicato alla strage di Amendolara. Ne abbiamo parlato con il consigliere FCEI, Luciano Cirica
Di Gian Mrio Gillio
12 giugno 2026
Roma (NEV), 12 giugno 2026 – In questi giorni sta girando online e sui social media un file dal titolo “Assassinati per il lavoro”, si tratta di un dossier sulla strage di Amendolara, redatto in occasione della Conferenza delle chiese valdesi e metodiste del IV Distretto, tenutasi a Guardia Piemontese, in Calabria, dal 12 al 14 giugno 2026. Ne abbiamo parlato con Luciano Cirica, membro del Consiglio della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI).
Com’è nata questa pubblicazione?
“Assassinati per il lavoro” è il titolo che abbiamo voluto dare al dossier appena uscito e preparato insieme a Monica Natali (diacona della chiesa valdese) in occasione della strage di Amendolara. Abbiamo pensato – come chiese – di fornire un dossier su questo tema e di farlo in occasione della Conferenza del IV distretto della chiesa valdese (chiese valdesi del Sud-Italia), proprio per denunciare e esprimere la dovuta solidarietà nei confronti dei quattro lavoratori orrendamente massacrati perché “colpevolmente” desiderosi di voler vivere in modo dignitoso grazie allo stipendio.
Il tragico fatto è avvenuto a poche decine di chilometri da Guardia Piemontese, dove le chiese si sono riunite per la Conferenza distrettuale. La notizia è stata motivo di grande sofferenza. Ricordare i lavoratori era necessario, quanto lo era illuminare questo tema drammatico, che proprio nel documento ricordiamo essere ben più ampio e diffuso del singolo caso preso in esame: una piaga che non colpisce non soltanto la Calabria, bensì tutta l’Italia. Gli omicidi sono la sintesi di un sistema dilagante di sfruttamento che ci deve interrogare come credenti, come chiese, come cittadini, e come persone che difendono la democrazia. Questi barbari atti sono delle ferite laceranti per la democrazia e ci lasciano attoniti, scandalizzati; non possiamo però scandalizzarci senza operare attivamente affinché queste ferite si trasformino in azioni di testimonianza e di lotta.
Quale può essere il ruolo delle chiese, dunque?
Nel Levitico c’è scritto che quando lo straniero abiterà nel vostro paese non gli farete torto: noi invece abbiamo accettato molti torti fatti agli ultimi, in particolar modo a coloro che hanno raggiunto con fatica e sofferenze il nostro Paese. Abbiamo accettato che queste persone potessero vivere in “tuguri”, che potessero essere massacrate fisicamente dalla fatica e dal caldo, e da condizioni disumane.
Una tragedia che nasce (anche) da una certa tolleranza?
I “caporali” sono gli esecutori materiali, ma questo malaffare coinvolge tutti noi italiani perché tolleriamo un modello diventato sistema. La dinamica dello sfruttamento è attuata a livello globale; e la tragica morte delle persone di Amendolara è la punta di un iceberg di una tragedia che racconta un sistema ben più ampio e strutturato, e di cui “il caporalato” è solo la parte visibile.
In Italia esiste una legge importante recente del 2016 la 199 che punisce il caporalato, e lo fa in maniera severa…
Non solo, punisce anche gli intermediari e se conniventi i datori di lavoro che sfruttano le professioni; “fatta la legge fatto l’aggiro”, questa legge è difficile da applicare. Denunciare non è facile: i “caporali” spesso utilizzano sistemi inattaccabili stipulando contratti regolari con pagamenti regolari ma che alla fine della “fiera” non arrivano ai lavoratori; quello utilizzato è un sistema formalmente legale, ma sostanzialmente attuato in modo illegale.
Malgrado le leggi e il desiderio di legalità sembra difficile interrompere questo sistema di sfruttamento…
Tutta la filiera agricola del nostro paese vale circa 700 miliardi di euro, pari al 15% dell’economia nazionale. Questa filiera è sempre più sfruttata da un’economia mafiosa sotterranea, e spesso dal profitto dalle grandi multinazionali che impongono prezzi ai prodotti agricoli sempre più penalizzanti per chi li produce e li raccoglie, una prassi che ricade sui datori di lavoro e sui lavoratori; a solo titolo d’esempio in Calabria le multinazionali della grande distribuzione acquistano gli agrumi a sette centesimi al chilo e a fronte di queste cifre è facile immaginare quali possano essere le ricadute sui lavoratori braccianti.
Sarebbe possibile un cambiamento?
Sì, le nostre chiese lo hanno dimostrato con azioni concrete. Le nostre sono chiese piccole e promuovono azioni discrete ma importanti. Lo abbiamo fatto in passato ad esempio con i “Corridoi umanitari”, oggi ripartendo da un principio cardine: la dignità. Ridare dignità ai lavoratori – anche – in quanto persone. Riconoscendo la loro cittadinanza, riconoscendo i loro diritti, ma anche i loro doveri. Questo è stato il primo passo.
A quali esperienze si riferisce?
A quelle che abbiamo realizzato con gli Ostelli “Dambe So” (che in lingua bambarà significa ‘casa della dignità’) promossi e voluti dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e grazie ad alcune esperienze (e denunce) fatte in Calabria insieme alla Diaconia Valdese. Il modello abitativo della Fcei prevede la richiesta di un affitto simbolico e ragionevole in base al guadagno, dignitoso perché non prettamente assistenziale. Dunque necessario per fornire autonomia ad ogni singolo individuo o nucleo famigliare.
Qui è possibile scaricare il Dossier Amendolara
Qui, invece, la prefazione di Luciano Cirica
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