Fondo Cometa: le assurdita' sindacali
Come sa chi legge il nostro sito da un po' di tempo, a noi, la cosi' detta "industria del risparmio gestito", in generale, non piace affatto.
Sui fondi pensione -in particolare su quelli chiusi - abbiamo tenuto un atteggiamento un po' meno rigido poiche' riteniamo che la normativa attuale presenti -oggettivamente- dei vantaggi che i lavoratori devono valutare.
Abbiamo detto a chiare lettere che fino ad oggi non abbiamo mai visto un PIP (cioe' un fondo pensione di natura assicurativa) che valesse la pena di essere sottoscritto. Abbiamo detto che fra i fondi pensione aperti sono le eccezioni quelle che possono essere valutate, nella norma, sono strumenti da scartare.
Abbiamo infine detto che la soluzione, normalmente piu' efficiente e' quella dei fondi chiusi per i bassi costi e perché rappresentano anche gli unici fondi per i quali i datori di lavoro sono obbligati a versare un contributo aggiuntivo nel caso in cui il lavoratore versi un proprio contributo volontario.
Questa nostra posizione, che rimane invariata, non ci esime certo da formulare notevoli critiche al sistema dei fondi chiusi.
Il primo problema e' sicuramente il fatto che sono gestiti da persone che (solitamente) di finanza capiscono veramente poco. E' ovvio che la gestione finanziaria in senso strettamente tecnico venga affidata agli specialisti, ma un po' di competenza specifica, anche ai livelli dirigenziali, non guasterebbe...
Troppo spesso questi fondi sembrano fatti per creare qualche poltrona da distribuire.
I fondi chiusi sono inutilmente numerosi e ci si sono troppe resistenze a fondersi per poter avere masse critiche piu' importanti (in modo da far pesare anche meno i costi strutturali).
C'e' sempre il solito problema della "poltrona".
Il problema, purtroppo, e' alla radice: cioe' nella norma.
Non si comprende, infatti, perche' mai questi fondi debbano essere costituiti dai rappresentanti dei lavoratori insieme ai rappresentanti dei datori di lavoro.
Se il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori si puo' comprendere, cosa c'entrano i rappresentanti dei datori di lavoro?
I soldi di sono o non sono dei lavoratori?
La domanda e' meno retorica di quello che possa sembrare. L'impostazione burocratico-sindacale dei fondi chiusi, infatti, e' ben illustrata dal caso della lettera che abbiamo pubblicato nel clicca qui
Nel settore dei fondi pensione negoziali, purtroppo, non esiste ancora un'adeguata procedura, vigilata dall'autorita' del settore, di gestione dei reclami.
Speriamo che la Covip decida di colmare presto questa lacuna.
Per il momento, l'unica strada e' quella di "ragionare" con i fondi chiusi a suon di raccomandate e messe in mora quando adottano comportamenti del tutto vessatori come quelli riportati dal nostro settore.
Sui fondi pensione -in particolare su quelli chiusi - abbiamo tenuto un atteggiamento un po' meno rigido poiche' riteniamo che la normativa attuale presenti -oggettivamente- dei vantaggi che i lavoratori devono valutare.
Abbiamo detto a chiare lettere che fino ad oggi non abbiamo mai visto un PIP (cioe' un fondo pensione di natura assicurativa) che valesse la pena di essere sottoscritto. Abbiamo detto che fra i fondi pensione aperti sono le eccezioni quelle che possono essere valutate, nella norma, sono strumenti da scartare.
Abbiamo infine detto che la soluzione, normalmente piu' efficiente e' quella dei fondi chiusi per i bassi costi e perché rappresentano anche gli unici fondi per i quali i datori di lavoro sono obbligati a versare un contributo aggiuntivo nel caso in cui il lavoratore versi un proprio contributo volontario.
Questa nostra posizione, che rimane invariata, non ci esime certo da formulare notevoli critiche al sistema dei fondi chiusi.
Il primo problema e' sicuramente il fatto che sono gestiti da persone che (solitamente) di finanza capiscono veramente poco. E' ovvio che la gestione finanziaria in senso strettamente tecnico venga affidata agli specialisti, ma un po' di competenza specifica, anche ai livelli dirigenziali, non guasterebbe...
Troppo spesso questi fondi sembrano fatti per creare qualche poltrona da distribuire.
I fondi chiusi sono inutilmente numerosi e ci si sono troppe resistenze a fondersi per poter avere masse critiche piu' importanti (in modo da far pesare anche meno i costi strutturali).
C'e' sempre il solito problema della "poltrona".
Il problema, purtroppo, e' alla radice: cioe' nella norma.
Non si comprende, infatti, perche' mai questi fondi debbano essere costituiti dai rappresentanti dei lavoratori insieme ai rappresentanti dei datori di lavoro.
Se il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori si puo' comprendere, cosa c'entrano i rappresentanti dei datori di lavoro?
I soldi di sono o non sono dei lavoratori?
La domanda e' meno retorica di quello che possa sembrare. L'impostazione burocratico-sindacale dei fondi chiusi, infatti, e' ben illustrata dal caso della lettera che abbiamo pubblicato nel clicca qui
Nel settore dei fondi pensione negoziali, purtroppo, non esiste ancora un'adeguata procedura, vigilata dall'autorita' del settore, di gestione dei reclami.
Speriamo che la Covip decida di colmare presto questa lacuna.
Per il momento, l'unica strada e' quella di "ragionare" con i fondi chiusi a suon di raccomandate e messe in mora quando adottano comportamenti del tutto vessatori come quelli riportati dal nostro settore.
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