Martedì 18 agosto 2026
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Guerra ibrida, i russi provano a spiarci tramite gli autovelox

Articolo · Pietro Moretti ·

Non è fantapolitica né un episodio isolato: è l'ultimo tassello di una guerra ibrida che la Russia conduce contro l'Europa da anni, e che negli ultimi mesi si è fatta sempre più fitta. L'episodio arriva dalla Slovacchia, dove dentro gli autovelox di ultima generazione installati lungo le strade del Paese gli esperti hanno trovato un modulo di comunicazione nascosto, mai dichiarato dal costruttore, capace di ricevere comandi a distanza da dodici numeri di telefono russi.

 

Tutto nasce da un appalto da circa 22 milioni di euro con cui il Ministero dell'Interno di Bratislava ha acquistato quasi 300 nuove telecamere fisse per il controllo della velocità, sistemi CORDON PRO.M presentati come prodotto europeo, di provenienza cipriota, e forniti dalla società slovacca Soitron. Da agosto 2026 l'opposizione e alcuni giornali di inchiesta, in particolare il quotidiano Denník N, hanno sollevato dubbi sulla reale origine degli apparecchi, sostenendo che dietro l'etichetta cipriota si nascondesse in realtà la tecnologia della russa Simicon.

 

Il Ministero ha negato per settimane, salvo poi ritirare due dei dispositivi già installati e affidarli per una perizia tecnica all'Ufficio Nazionale per la Sicurezza slovacco (NBÚ). Il risultato dell'analisi, reso pubblico a metà agosto dal movimento di opposizione Slovacchia Progressista, è quello che oggi fa discutere: oltre a componenti hardware e software di chiara matrice russa, gli esperti hanno individuato un secondo modulo di connessione mobile 3G/4G, con relativo alloggiamento per una SIM aggiuntiva, del tutto assente dalla documentazione tecnica ufficiale e invisibile nella normale interfaccia di amministrazione del sistema.

 

Il dettaglio più inquietante riguarda proprio il funzionamento di questo modulo: la telecamera, ricevendo un SMS, verificava se il messaggio proveniva da uno dei dodici numeri precaricati con prefisso russo (+78 e +79, riconducibili all'area di San Pietroburgo) e, in caso positivo, eseguiva il comando ricevuto — dal riavvio del sistema fino al cambio della modalità di connessione. Un meccanismo che, secondo gli analisti, avrebbe potuto garantire un accesso da remoto ai dispositivi anche attraverso la sola rete telefonica mobile, aggirando qualsiasi controllo interno.

 

Di fronte alle rivelazioni, il ministro dell'Interno Matúš Šutaj Eštok ha ammesso la presenza di componenti russi ma ha ridimensionato la portata del rischio, spiegando che le due telecamere analizzate erano ancora in fase sperimentale, non collegate ai sistemi del ministero e non trasmettevano dati. Sulla stessa linea il premier Robert Fico, che ha pubblicamente derubricato la vicenda a un caso di scarsa rilevanza, chiedendo ironicamente come due telecamere potessero mettere a rischio la sicurezza nazionale. Una minimizzazione che non stupisce chi segue la politica slovacca: Fico è da tempo la voce più apertamente filorussa tra i leader dell'Unione Europea, contrario alle sanzioni contro Mosca e agli aiuti militari a Kiev, e più volte in rotta con i partner comunitari proprio su questi temi. Di tutt'altro avviso l'opposizione, che ha presentato un esposto penale e chiesto le dimissioni del ministro: la procura generale ha nel frattempo disposto che il caso venga formalmente indagato dalla procura di Bratislava.

 

Non un caso isolato

 

La vicenda slovacca va letta nel contesto di una escalation che gli analisti occidentali osservano ormai da mesi lungo tutto il fianco orientale della NATO, e non solo. Solo per citare i casi più noti:

 

- Cavi sottomarini nel Baltico: dalla fine del 2023 sono almeno tredici i cavi di comunicazione e di energia elettrica danneggiati o recisi nel Mar Baltico, in episodi che i governi di Svezia, Finlandia, Lituania e Germania attribuiscono a sabotaggi orchestrati o comunque tollerati da Mosca, spesso tramite la cosiddetta "flotta ombra" di petroliere russe.

- Incursioni di droni e violazioni dello spazio aereo: tra settembre 2025 e gennaio 2026 sono stati registrati circa trenta episodi sospetti di violazione dello spazio aereo NATO, contro i ventitré totali dal 2022 al 2025. Sciami di droni hanno costretto alla chiusura scali come quello di Monaco di Baviera e Copenaghen, mentre a settembre 2025 la contraerea polacca ha dovuto abbattere droni entrati nel proprio spazio aereo. Ad agosto 2026 un drone è entrato in collisione con un aereo e un secondo ordigno volante è stato scoperto all'aeroporto di Lipsia-Halle, snodo logistico chiave per i rifornimenti a Kiev.

- Sabotaggi e attentati incendiari: nel novembre 2025 due cittadini ucraini con legami russi sono stati accusati di aver fatto esplodere un tratto ferroviario sulla linea che collega Polonia e Ucraina. Negli anni precedenti si sono susseguiti incendi dolosi in depositi e centri logistici in Germania, Regno Unito e Polonia, oltre a pacchi esplosivi collocati su voli cargo internazionali.

- Guerra cognitiva e disinformazione: campagne di propaganda, ingerenze elettorali e attacchi informatici contro infrastrutture critiche completano un quadro che l'Alta rappresentante UE Kaja Kallas e il segretario generale NATO Mark Rutte hanno definito, senza mezzi termini, una "campagna ibrida" ormai strutturata e permanente.

 

Gli autovelox slovacchi si inseriscono esattamente in questa logica: bersagli apparentemente innocui, quotidiani, insospettabili, trasformati in potenziali strumenti di raccolta dati o addirittura di controllo remoto. Ed è proprio questa la caratteristica più insidiosa della guerra ibrida: colpisce attraverso canali "fino a ieri impensabili" — una telecamera stradale, un cavo sottomarino, un pacco postale, un drone commerciale — sfruttando esattamente la sottovalutazione e l'impreparazione con cui l'opinione pubblica e parte delle classi dirigenti europee continuano a guardare a questi episodi, trattandoli come incidenti isolati anziché come i tasselli di un'unica strategia.

 

(fonti: NBÚ - Národný bezpečnostný úrad; Denník N; Adnkronos; Rádio Slovakia International; TA3; TECHBYTE.sk; Congressional Research Service; GLOBSEC; Euronews)

 
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