Sequestri e prevenzione droghe illegali. Il continuo fallimento dello Stato

La Polizia di Stato ha fatto sapere che nel 2024 i sequestri di droghe illegali sono stati 4,4 tonnellate, che hanno portato a 2.121 provvedimenti restrittivi. Un successo, per la narrazione ordinaria, quella che poi genera i complimenti di diversi politici. Non sono dati assoluti, ché ad essi vanno aggiunti quelli delle altre forze dell’ordine. Ma tanto basta per far credere il grande impegno dello Stato per combattere e prevenire consumi, spacci e traffici di queste sostanze.
A questa narrazione se ne aggiunge un’altra, la Relazione governativa sulle tossicodipendenze che, nell'edizione di quest’anno mantiene la sua tradizione di approssimazione, a-scientificità, preconcetti, financo cialtroneria… una relazione incomprensibile per i decisori politici (che dovrebbero trarne utilità per la propria attività legislativa), ma che assolve a quello che sembra - per gli estensori - un ingrato compito per non venire meno ai propri impegni istituzionali …. “tanto, chi vuoi che se la legga..” sembra il filo conduttore dei relatori. Del resto, per esempio, dopo l’impegno del ministro di Giustizia a non tenere in carcere comune i tossicodipendenti, dovendoli indirizzare a strutture specifiche, l’attuale 30% dei detenuti nelle carceri "ordinarie" è tossicodipendente.
Questi due aspetti - sequestri e cura/prevenzione/informazione - sono due facce della stessa medaglia, quella del proibizionismo.
I sequestri sono tutt’altro che un blocco al narcotraffico. Siamo arrivati ad un tale livello mondiale di malavita organizzata che vi si dedica, che ogni volta che c’è un sequestro, qualche delinquente nel mondo brinda di gioia, perché si è liberato un territorio per le proprie merci e si è fiaccato un qualche concorrente. Allo stato dei fatti questo accadrebbe anche se i sequestri, invece di 4 tonnellate fossero 40mila tonnellate.
La soverchiante penetrazione dei narcos in ogni dove (istituzioni incluse) fa sì che ogni attività di repressione e sequestri sia solo foriera di ulteriore produzione e diffusione di sostanze. Nonché arruolamento di persone (grandi e piccoli delinquenti) e sottomissione di intere popolazioni e istituzioni per coltivazioni e produzioni, di materie prime quanto di prodotti finiti: in buona parte di Paesi cosiddetti poveri nonché in altrettanta buona parte di Paesi cosiddetti ricchi, grazie a mancanze croniche di lavoro, Stati sociali molto precari financo assenti, e fascinazione di ingenti e facili guadagni estranei a tassazioni.
In questo contesto, va da sé che l’impegno delle istituzioni, come quelle italiane con la relazione di cui abbiamo detto, è marginale quando distraente e dannoso.
Tutto questo continuerebbe se le sostanze oggi alla base di queste politiche fossero legali? Prendendo atto che il desiderio di inebriamento fa parte dell’essere umano e che, per questo, va solo regolamentato per far sì che faccia meno male? Perché oggi i danni, oltre all’uso di sostanze coltivate e prodotte in clandestinità e quindi senza regole e controlli sanitari.. a questi danni si aggiungono anche quelli che derivano dalla mancanza di sicurezza che le forze dell’ordine - bontà loro - non riescono a contenere e controllare.
Qui il video sul canale YouTube di Aduc
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti