Martedì 14 luglio 2026
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E' IN ARRIVO IL "GRANDE ORECCHIO"

Comunicato ·



Firenze, 5 Settembre 2002. Lo scorso fine di maggio il Parlamento Europeo ha approvato una proposta in cui, affermando la titolarita' per il cittadino dei suoi dati personali, ha concesso agli Stati membri una deroga "intrusiva" per quanto riguarda le attivita' non comunitarie. A ruota, lo scorso 9 giugno, il settimanale domenicale britannico "The Observer", venuto in possesso di un documento/bozza dell'Europol (la struttura di coordinamento delle polizie dell'Ue) sulla prevenzione del terrorismo, faceva sapere che entro il prossimo anno, tutti i gestori di telefonia fissa e mobile, nonche' i provider per Internet, dovranno conservare per almeno cinque anni tutti i dati dei loro abbonati (anche quelli piu' riservati, tipo password), nonche' tutti i movimenti che gli stessi hanno fatto nell'uso del mezzo.
E ora ci siamo. Si sta passando alla fase operativa. Cioe' quella della decisione del Consiglio dei ministri dell'Ue che, su presidenza danese, il prossimo 16 settembre discutera' della materia e con molta probabilita' approvera' il tutto.
Il nobile fine -la lotta al terrorismo- giustifica tutto questo? Siamo sicuri che il fine giustifichi i mezzi, e che questi ultimi non finiranno per sopraffare il fine?
La preoccupazione maggiore e' che la Rete, per esempio, si trasformi in un luogo a esclusiva gestione dei big del settore: detenere tutti i dati per cinque anni, non e' uno scherzo tecnologico da poco.
Inoltre chi ci garantira' che questi dati in mano ai gestori di telefonia e ai provider non vengano utilizzati in modo diverso? Certamente sara' vietato farlo e ci saranno pene per chi ne abusera', ma avere a disposizione una massa cosi' ingente di dati, anche di segreti aziendali, non e' una tentazione da poco, specialmente in un ambiente -quello delle comunicazioni- dove l'hackerismo e' all'ordine del giorno.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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