BLOCCO DEI PREZZI: VERSO L’AUTARCHIA IMPOSSIBILE.
IL MERCATO NON SI PUO’ INTERROMPERE, SALVO POI PAGARE DEI PREZZI ALTISSIMI
Firenze, 30 Agosto 2002. Il Governo ha intrapreso il tunnel del blocco dei prezzi. Di quelli su cui ha competenza, ovviamente. Comunque blocco. Innescando un meccanismo dove si crede di sapere dove si comincia e dove si finisce, ma che –a nostro avviso- e’ solo la premessa per un peggioramento della situazione, verso una impossibile autarchia, salvo decidere di seguire l’esempio di Paesi come la Libia, Cuba o lo Zimbabwe. Perche’ il blocco dei prezzi fara' diventare il nostro Paese poco interessante per i mercati a cui oggi apparteniamo, salvo per penetrazioni economiche come quelle della Coca-Cola in Cina.
L’effetto "valanga" di una simile decisione sara' molto difficile da contenere, e se ne vedono i primi risultati con l’accordo di Confesercenti e alcune associazioni di consumatori per bloccare i prezzi al dettaglio di alcuni prodotti. Chi avra' qualcosa da ridire se domani, visto che lo fa il Governo, saranno bloccati i prezzi, per esempio, di prodotti e servizi che oggi vanno verso il basso cosi’ come succede per i biglietti aerei? Chi continuera' ad investire in societa’ entrate e quotate in Borsa grazie ad un mercato in movimento e che oggi con questo blocco dovrebbero rivedere al ribasso le loro strategie? E quando queste societa’ fossero anche con capitale pubblico, il danno non si ritorcerebbe sullo stesso Stato? Che ne sara’ della qualita’ dei prodotti e dei servizi soggetti al blocco, avremo uno standard di Stato? Cosa dovra’ essere inventato, a fine blocco, per impedire che non scatti sui prezzi un meccanismo di recupero del passato?
In momenti di difficolta’ e spaesamento come questo, dove la credibilita’ delle istituzioni e’ quella che ne risente di piu’ (vedi l’Istat e i suoi dati a cui solo il ministro Antonio Marzano dice di credere), non c’e’ peggior errore di credere di avere una economia capace di rimettersi a posto da sola, snobbando il mercato e la sua capacita’ calmieratrice. Recuperare su questi errori, poi, sara’ sempre piu’ difficile e lungo, perche’ uno dei "difetti" del mercato e’ di non tollerare interruzioni, facendo pagare cara (a Stato e consumatori) la sua riconsiderazione come motore dell’economia: quando si passa da un’economia controllata ad una di mercato, per il piu’ minimale servizio fino al piu’ importante prodotto, l’effetto esplosione dei prezzi e "selvagizzazione" delle offerte e’ la cosa piu’ scontata che accada.
Quello di cui abbiamo bisogno e’ l’aumento della circolazione delle merci, l’aumento delle vendite e dei consumi. Prerogative che non trovano spazio in un mercato bloccato, ma solo li’ dove l’invito al business e al consumo e’ accattivante per produttori e consumatori. I primi passi quindi, dovrebbero essere verso una maggiore defiscalizzazione e liberalizzazione, a partire dall’accelerazione dell’uscita dello Stato dall’imprenditoria. Ma il Governo avvalorando la scelta del blocco, ha solo aumentato la sua forza e presenza come imprenditore di una autarchia impossibile.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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