BSE E IL CIBO/CARNE
E' IL MOMENTO DELLA RIFLESSIONE E DELL'AZIONE? LA PROPOSTA
Firenze, 18 marzo 2002. La rubrica "la Pulce nell'Orecchio" , curata da Annapaola Laldi sul portale dell'Aduc, in questo numero affronta una riflessione sulla carne e sul rapporto dei consumatori con questo "cibo base". La domanda che viene posta e' la seguente:
…..siamo davvero sicuri di poter continuare a disporre a nostro piacimento della vita di altri esseri senzienti come sono gli animali di cui abbiamo l'abitudine millenaria di cibarci -siano essi mammiferi, volatili, pesci o crostacei?
Non potrebbe darsi che IN QUESTO MOMENTO STORICO e IN QUESTA PARTE DELLA TERRA ci venga richiesto di cambiare abitudini e tradizioni che certamente sono radicate dentro di noi, ma seguire le quali sta diventando, appunto, sempre piu' pericoloso? E, beninteso, non c'e' solo la BSE -che basterebbe ampiamente a giustificare questo interrogativo-, ma c'e' anche l'afta epizootica, l'antrace, la peste suina, il morbo della lingua blu ..... e gli animali che possono esserne colpiti non sono soltanto i bovini, ma anche i suini, gli ovini, i volatili..... Per non parlare degli ormoni e degli antibiotici somministrati agli animali, che passano nel nostro organismo mandandolo in crisi su diversi fronti.
Restando ancora sul piano della salvaguardia della salute, ci dobbiamo porre anche un altro interrogativo: quando mangiamo la carne di un animale, in realta', non mangiamo anche il suo stress per un tipo di allevamento che non rispetta minimamente le sue necessita' etologiche? Non mangiamo anche la sua angoscia di fronte alla morte? Non sembrino domande peregrine. Le attuali conoscenze scientifiche confermano quanto puo' suggerirci anche la semplice intuizione: con la carne dell'animale mangiamo infatti pure l'adrenalina scaricata nell'organismo in prossimita' della morte o anche dello stordimento, che, comunque, e' un atto di violenza e da' sofferenza all'animale. A questo proposito salta agli occhi una cosa interessante: per alcune civilta' definite primitive cibarsi di carne -animale ma anche umana- significava assumere la forza, l'energia, lo spirito che albergava in quel corpo. Oggi sappiamo che, in realta', ne assumiamo il terrore di fronte alla morte. Non e' un qualcosa degno di riflessione? Che effetto puo' fare, materialmente, dentro di noi? Si possono ipotizzare, anche se non sappiamo come, degli effetti sul piano morale e spirituale? Ci abbiamo mai pensato seriamente?
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E, arrivando alla conclusione, ecco la considerazione piu' rilevante, che dovrebbe rivestire un particolare interesse per tutti coloro -singoli individui o gruppi- che ritengono necessaria una maggiore umanizzazione dell'essere umano (onestamente ancora un po' rozzo e immaturo quanto a sensibilita'), fra i quali certamente si annoverano i cristiani con le loro chiese.
Si tratta del tema della compassione, del senso di misericordia rivolto verso gli animali in quanto esseri senzienti, e capaci, come affermano ormai concordemente gli studiosi, anche di provare sentimenti molto vicini a quelli che, fino a poco tempo fa, ritenevamo monopolio degli esseri umani.
Ancora una volta e' la minaccia della BSE a metterci di fronte alle immagini raccapriccianti dello sterminio di massa dei bovini avvenuto tempo fa in Gran Bretagna, ma non solo. In primo piano la massa scura delle migliaia di bovini uccisi, sullo sfondo il bagliore del rogo, al margine qualche figura umana dall'aspetto di fantasma, il tutto avvolto in un'atmosfera greve e certamente maleodorante; nauseabonda in tutti i sensi della parola.
Che sentimenti abbiamo provato? E' un buon test per misurare il nostro grado di umanita'.
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E se ci fosse un dubbio sulla liceita' della parola "diritto" a proposito degli animali, ebbene, allora s'impone un'altra domanda ancora piu' seria: puo' la compassione agire a corrente alternata? O essa e' un qualcosa che, se esiste, agisce sempre? Puo' essere corretto ipotizzare che se la compassione esiste, c'e' per tutto e per tutti, e, se non c'e' per qualcuno, allora non c'e' per nessuno, nemmeno per gli altri esseri umani, nemmeno, addirittura, per quelli che chiamiamo i nostri cari?
E' per questo che, essendo italiana ed essendo stata educata nella tradizione cristiana, indirizzo espressamente queste considerazioni anche alle Chiese cristiane che sono in Italia.
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