Contro il dolore e la morte non chiudere le porte a niente!
Le notizie che arrivano dagli Usa sulla cosiddetta clonazione umana sono confortanti, perche' aprono la strada alla soluzione di un numero consistente di malattie oggi ritenute incurabili o dove esiste solo la farmacologia palliativa (valga per tutti l'Alzheimer).
Quello che ci preoccupa sono le reazioni che arrivano da diverse fonti, intente a preservare l'esistente e il "fermo-scientifico" di fronte alla sofferenza umana. Noi non sappiamo se sia la strada giusta o meno da seguire, ma sappiamo che e' una strada, di fronte alla quale contrapporre l'ideologia (piu' o meno religiosa poco importa) significa solo riproporre la litania perdente che e' nel dolore che si fortifica l'essere umano e si raggiungono le vette della propria spiritualita'. Ci bastano e ci avanzano gli "esercizi spirituali" dei vari kamikaze che hanno funestato la nostra vita negli ultimi mesi.
Proprio perche' associazione di utenti e consumatori, non possiamo non riaffermare la necessita' di interventi e speranze scevri di alcun blocco se non quelli dell'eventuale fallimento esperenziale. I vari contrari, abili nel contorcimento intellettuale, provino a chiedere ad un malato di Alzheimer (nei momenti di lucidita' che ogni tanto lo riconducono alla quotidianita' standard) se non sarebbe disposto a qualunque cosa pur di recuperare parte del suo controllo. La risposta e' scontata, ed e' per questo che la scienza -e la politica che decide gli indirizzi della scienza- devono lavorare su questo scontato, sul semplice, sull'immediato. Rimandare puo' assurgere a complicita'.
Purtroppo tutte le innovazioni scientifiche che sono andate oltre i consolidati convincimenti accettati dal potere, hanno dovuto fare i conti con condanne, morte, esili (con la Chiesa romana in prima fila nel dispensarli, proprio come succede oggi). Ma oggi cio' che succede oltre l'Oceano ci riguarda: la lontananza, e il dominio dei mezzi di comunicazioni per farvi fronte, non sono piu' strumento in mano ai potenti per governare i sudditi opprimendoli. Quindi un progresso in un posto del mondo cosi' importante come gli Usa, non potra' non ricadere sulle nostre condizioni: la chiusura verso i suoi sviluppi e' solo come l'ostacolo di un ramoscello ad un fiume in corsa. Cerchiamo di non reiterare il nostro ruolo di ultimi del gruppo.
Quello che ci preoccupa sono le reazioni che arrivano da diverse fonti, intente a preservare l'esistente e il "fermo-scientifico" di fronte alla sofferenza umana. Noi non sappiamo se sia la strada giusta o meno da seguire, ma sappiamo che e' una strada, di fronte alla quale contrapporre l'ideologia (piu' o meno religiosa poco importa) significa solo riproporre la litania perdente che e' nel dolore che si fortifica l'essere umano e si raggiungono le vette della propria spiritualita'. Ci bastano e ci avanzano gli "esercizi spirituali" dei vari kamikaze che hanno funestato la nostra vita negli ultimi mesi.
Proprio perche' associazione di utenti e consumatori, non possiamo non riaffermare la necessita' di interventi e speranze scevri di alcun blocco se non quelli dell'eventuale fallimento esperenziale. I vari contrari, abili nel contorcimento intellettuale, provino a chiedere ad un malato di Alzheimer (nei momenti di lucidita' che ogni tanto lo riconducono alla quotidianita' standard) se non sarebbe disposto a qualunque cosa pur di recuperare parte del suo controllo. La risposta e' scontata, ed e' per questo che la scienza -e la politica che decide gli indirizzi della scienza- devono lavorare su questo scontato, sul semplice, sull'immediato. Rimandare puo' assurgere a complicita'.
Purtroppo tutte le innovazioni scientifiche che sono andate oltre i consolidati convincimenti accettati dal potere, hanno dovuto fare i conti con condanne, morte, esili (con la Chiesa romana in prima fila nel dispensarli, proprio come succede oggi). Ma oggi cio' che succede oltre l'Oceano ci riguarda: la lontananza, e il dominio dei mezzi di comunicazioni per farvi fronte, non sono piu' strumento in mano ai potenti per governare i sudditi opprimendoli. Quindi un progresso in un posto del mondo cosi' importante come gli Usa, non potra' non ricadere sulle nostre condizioni: la chiusura verso i suoi sviluppi e' solo come l'ostacolo di un ramoscello ad un fiume in corsa. Cerchiamo di non reiterare il nostro ruolo di ultimi del gruppo.
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